La grande avventura

La grande avventura
1942, Seconda Guerra mondiale. L’Inghilterra è tormentata dai continui bombardamenti tedeschi. Harry, dodici anni, ha imparato da suo padre che se riesci a contare fino a dieci anche stavolta è passata. Ma quella sera, nel rifugio dove i suoi gli hanno insegnato a ripararsi al rumore dei primi aerei nemici, dopo aver preso la preziosa valigetta piena di cose misteriose, a dieci il ragazzino non ci arriva: al sette una terribile esplosione lo tramortisce e a svegliarlo sono le guardie che fanno la conta dei danni. Mamma, papà e la sorellina Dulcie, non lo hanno raggiunto nel rifugio e la casa è ora solo un ammasso di macerie fumanti. Quando le idee si fanno di nuovo più chiare, Harry capisce che lo aspetta un futuro da orfano presso lontani parenti sgradevoli e istituti orribili. Meglio scappare. Senza meta, lontano da lì. Durante la prima, durissima notte sulla spiaggia, al riparo sotto una barca capovolta, un amico insperato gli asciuga le lacrime con la lingua e lo scalda col suo corpo peloso: è Don, un grosso cane lupo, orfano anche lui della sua famiglia, a quanto si capisce dalla medaglietta sul collare. Con questo fedele e inseparabile amico comincia per Harry un viaggio attraverso rischi e pericoli, un’avventura in cui la ricerca di cibo e di un riparo per la notte diventano prove di sopravvivenza. Ma, soprattutto, incontrerà sulla sua strada tante persone: un pescatore pazzo,una coppia clandestina, un vecchio solo con un dolore mutato in speranza, una nonnina affascinante, un insegnante piegato da una sofferenza insopportabile capace ancora di offrire amore e ritrovare il sorriso. E ciascuno avrà da donargli qualcosa: un orologio da aviatore dalle lancette luminose, l’arte di raccogliere doni preziosi dal mare, la fiducia nella generosità della gente, un letto caldo, una torta profumata. Ma Harry incontrerà anche gente cattiva e imparerà a sopravvivere anche a quella. Perché, quasi sempre, può bastare un amico (a due o a quattro zampe, non importa) e un po’ di coraggio. Crescerà tanto Harry nel giro di qualche settimana e assaporerà il piacere della libertà, e quando il cerchio della storia si chiuderà, niente sarà più come prima…
Lo scrittore inglese Robert Westall, insegnante, antiquario e critico d’arte, è a giusta ragione considerato uno dei migliori autori contemporanei di classici per ragazzi. L’esperienza dei bombardamenti vissuti nella sua fanciullezza si riversa intatta con le sue emozioni, impresse nella memoria, nella ricca produzione giunta solo in parte in Italia e si traduce nella capacità di descrivere con efficacia l’infanzia in guerra. Non c’è azione, non ci sono combattimenti, ma situazioni affrontate e risolte con le armi che userebbe, appunto, un bambino. Il modello dell’orfano viaggiatore non è originale (si pensi a Twain o a Malot) ma si mescola qui ad elementi da fiaba e leggenda. Il risultato, ne La grande avventura, è un romanzo storico e di formazione, sostenuto dalla metafora della vita come percorso e crescita per tappe dolorose e necessarie, ma anche una storia di avventura con situazioni straordinarie e personaggi ben delineati. Il ritmo narrativo scorrevole e sostenuto e la forma semplice e piana regalano una lettura piacevole che invoglia a proseguire rapidamente fino al colpo di scena finale, sorprendentemente positivo ed amaro ad un tempo. Pubblicato anni fa da Mondadori, da qualche tempo questo capolavoro della letteratura contemporanea per ragazzi mancava sugli scaffali delle librerie. A Il Battello a vapore un plauso per averlo ristampato e restituito ai giovani lettori, che non possono e non devono lasciarselo scappare.

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER