La guerra dei piccoli

La guerra dei piccoli
Seconda guerra mondiale. Quattro fratelli, tre ragazzi intorno ai dieci anni e una bambina molto piccola, attendono con ansia e speranza il Natale del 1942. I bambini domandano alla madre quando potranno fare il presepe. Ma la mamma non risponde. Piange. Solo dopo qualche istante sussurra "Questo sarà un Natale triste, molto triste, per me per voi, perché papà non c’è". Infatti da più di due mesi  non arrivano più notizie del padre che si trova al fronte come soldato. La disperazione è grande. Si pensa che sia ormai disperso. Ma durante la notte della vigilia di Natale, il padre ritorna a casa. E racconta a tutti l’avventura che ha vissuto. E come si sia salvato grazie all’aiuto di una famiglia di contadini, appartenenti al popolo nemico. Nel 1943, la guerra durava da tre anni ormai. La famiglia aveva lasciato la città per scappare dai possibili bombardamenti e si erano rifugiati a Montenero. Un piccolo villaggio situato su una collina che domina il mare e il porto di Livorno. Molte famiglie condividevano la stessa casa. C’era poca acqua e poco cibo. Questa è la storia della guerra dei piccoli, che hanno capito ben presto l’odio, il disprezzo, la fame e il dolore...
La guerra dei piccoli è un romanzo affascinante, raccontato dal punto di vista di una bambina: Angela Gatti  Pellegrini racconta l’atrocità e lo sgomento delle vittime di guerra, lei stessa testimone di questa tragedia insieme alla sua famiglia.  L’autrice ripercorre con un linguaggio semplice e piano le sofferenze che caratterizzano la guerra, rivolgendosi in egual modo ai bambini e ai lettori più grandi. La prefazione di Giusi Quarenghi, nota scrittrice italiana per l’infanzia, è chiara in tal senso: "Molte cose, guardate dai piccoli, sono grandi, più grandi che per i grandi [ … ] Angela raccoglie e racconta questi sguardi di piccoli. Di piccoli come lei, bambina nella guerra; ma piccoli sono anche i vecchi, gli animali, gli orti, i paesaggi". È  vero. Angela in questo racconto fa emozionare. Riesce attraverso la scrittura, i dialoghi, i suoi disegni a far rivivere non solo la sofferenza e la paura dovute alla mancanza di cibo e di acqua e ai bombardamenti, ma anche la gioia – quando ritorna il padre disperso -, l’amicizia, la gratitudine – quando arriva in casa Nina la capretta -, tutti sentimenti in qualche modo paradossalmente amplificati in chi vive o ha vissuto la guerra. La dedica del libro ("Ai bambini della famiglia, ai piccoli amici, a quelli conosciuti, non conosciuti e a quelli che non conosco ai quali auguro un mondo migliore") racchiude la speranza, il desiderio che questo racconto porti “coscienza” a quanti ancora ignorano gli orrori che le guerre provocano in tutti, ma soprattutto nei bambini.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER