La mia vita secondo me

La mia vita secondo me
Rebecca ha quattordici anni, vive a Dublino, ha una sorella Rachel che ha due anni più di lei, delle amiche del cuore, Alice e Caff e una serie di compagne di scuola che le rendono le giornate più o meno difficili. In classe, ora che non è più al primo anno, le cose vano un po’ meglio, se non altro è passato l’incubo  delle ragazze più grandi che mettono le matricole a testa in giù nel gabinetto. Non che sia mai accaduto, ma anche solo quella diceria bastava a impedirle di andare al bagno "senza scorta". Ora che l’insegnante di inglese è stata sostituita da Mrs Harrington le ore con lei diventano terribili. Come potrebbe essere diverso considerando che la professoressa è una fan sfegatata della madre di Rebecca, scrittrice di successo ben nota a Dublino, ma anche nel resto dell’Irlanda? Mrs Harrington infatti non perde occasione durante l’appello di chiedere informazioni sui libri di sua madre, continuando a sostenere che l’ispirazione per i personaggi principali che, Rebecca oltretutto detesta, vengono proprio dalle due amate figlie. Ecco, la vita di Rebecca Rafferty sarebbe quella di un’adolescente come tante, se non fosse per quella madre ingombrante, che origlia le sue telefonate e mette lei e Rachel definitivamente in ridicolo presentando alla stampa il suo ultimo libro. Per la prima volta  infatti ha deciso di approcciare la narrativa per ragazzi e, dichiaratamente, rivela di aver preso spunto proprio dalle due adolescenti di casa. Per fortuna la decisione di costituire una indie band con le sue due amiche la salva dallo scherno delle altre compagne di classe, dall’imbarazzo ad ogni incontro con quel ragazzo così carino che consegna i giornali e per il quale ha perso la testa, e l’aiuta a raccontare la sua vita secondo lei.
La giornalista irlandese Anna Carey fa il suo esordio nella narrativa per ragazzi con questo divertente diario che non può non ricordare quello della più famosa Bridget Jones. In questo caso però le disavventure della protagonista sono tutte appannaggio di un pubblico femminile under sedici e, nonostante ci si senta un po’ vecchi nel leggerlo ad un’altra età, non si può non sorridere per le emozioni ingenue eppure così intense legate ad un universo fatto solo di scuola, di sorelle maggiori un po’ saccenti, di ragazzini che fanno battere il cuore più forte e di genitori un po’ invadenti da tenere a bada. La lettura è estremamente piacevole e regala qualche ora di distrazione anche a chi quell’universo l’ha lasciato già da un po’. Del resto non fa certo male ricordare il valore delle lacrime, dei sorrisi, delle ansie e della gioia intensa di quella fase in cui non ci si sente più bambini pur non essendo ancora adulti.

 

 

 

 
 
 
 
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