La prima indagine di Theodore Boone

La prima indagine di Theodore Boone
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Ha appena tredici anni, ma frequenta già da tempo le aule del Palazzo di giustizia di Strattenburg. Theodore Boone è quel che si direbbe un figlio d’arte: papà e mamma sono entrambi avvocati, l’uno immobiliarista, l’altra specializzata in separazioni e divorzi. E poi c’è lo zio Ike, ex avvocato, radiato dall’albo: il suo “peccato” è qualcosa di insondabile - almeno per Theo - ma è smaliziato quel tanto che basta per essere un ottimo consigliere per i casi difficili. Non ha sorelle né fratelli, Theo, ma un’amica, April Finnemore, più cara di tutte le altre, e un cane di nome Giudice. Ha scelto Theo quello strano nome, un chiaro segno della sua passione innata per la giurisprudenza: lui adora quella vita, gli piace trascorrere tutti i pomeriggi, dopo la scuola, nello studio legale Boone & Boone, mentre tutti i suoi compagni se ne stanno a giocare a baseball, a calcio o vanno al nuoto; è lì che ha maturato il sogno di diventare un giorno un avvocato ed è forte il desiderio di bruciare le tappe. Tanto che non gli riesce per nulla difficile fornire consulenza legale ai suoi compagni di scuola o alla segretaria del preside, dando indicazioni su come evitare lo sfratto o su come procedere presso il Tribunale degli animali, per recuperare un cane reo di avere violato la normativa municipale sui guinzagli. La sua fama di esperto aspirante avvocato ha già varcato i confini della scuola, dove peraltro gli ha fatto guadagnare molti punti agli occhi di Hallie, la ragazza più carina dell’istituto: al Tribunale di contea il suo è un nome familiare anche per Henry Gantry, il giudice incaricato di presiedere la corte del processo più discusso e seguito da tutta la comunità cittadina. Un uomo, Peter Duffy, è accusato dell’omicidio della moglie, strangolata nella propria abitazione, una lussuosa villa immersa nel verde e nei boschi di Waverly Creek, il magnifico campo da golf battuto dall’aristocrazia di Strattenburg. Tutti sospettano che Duffy sia colpevole, ma l’accusa fatica a mettere insieme le prove giuste per inchiodare l’uxoricida. La tensione cresce intorno al processo dell’anno, che ormai sembra volgere ad una favorevole conclusione per l’accusato. Quando l’avvocato dell’accusa sembra non avere più carte da giocare, Theo si ritrova a fare i conti con uno “scomodo” testimone: qualcuno che sa come sono andate le cose, che ha visto l’omicida nel luogo del delitto, ma che non può parlare...

John Grisham è alla sua prima prova come scrittore di libri per ragazzi e la supera in modo brillante, offrendo al pubblico under 14 un legal thriller di tutto rispetto, reso peculiare dal talento del suo protagonista, un giovanissimo aspirante avvocato, ma anche un bambino come tanti altri che sfrecciano in bicicletta, zainetto sulle spalle. Un particolare, questa “ordinarietà” del personaggio, che riesce a dare la giusta inquadratura ad un testo che, pur addentrandosi nel sistema giudiziario e non disdegnando qualche termine tecnico, è comunque destinato a lettori adolescenti, ma non dispiace ad un pubblico adulto. La suspence non manca, tuttavia, il romanzo può apparire fiacco a chi pensasse di ritrovare nella storia di Theodore Boone il Grisham campione di vendite de Il socio. Non c’è violenza, non ci sono sordidi ricatti, né professionisti del mondo forense votati soltanto al profitto. C’è invece, un positivo e subliminale messaggio di speranza, di fiducia nella giustizia che non tiene conto del censo e in un sistema giudiziario che, ancorché rischi di incepparsi, è diretto ad appurare la verità, e alla fine ci riesce, anche grazie all’aiuto di un ragazzino arguto e coraggioso.



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