La Regina delle Ombre

La Regina delle Ombre
Primi anni del XVII secolo. In un villaggio dell'Europa dell'Est il giovane Peter e suo padre Tomas, entrambi taglialegna, vivono nella capanna che si sono costruiti presso la biforcazione del fiume, tenendosi in disparte dagli altri abitanti. Ma la tranquillità che credevano di aver trovato dopo il lungo girovagare con cui si erano allontanati sempre più dalla civiltà è sconvolta da un evento sinistro. Un uomo viene scoperto impiccato a un albero. Tutti dicono che si sia suicidato. Però il cuore gli è stato strappato dal petto, e di certo non ha potuto farlo da solo prima di appendersi la corda al collo. È soltanto l'inizio del terrore, perché da quel momento i morti cominciano ad uscire dalle tombe. E sono assetati di sangue. Intanto, nel villaggio sono arrivati gli zingari, portando nel grigiore ammantato di neve una ventata di animazione, con i loro carri variopinti e le melodie che cantano di altri tempi ed altri luoghi. Gli zingari sanno cosa si è risvegliato fra gli alberi della foresta. Ed è al loro fianco che Peter combatterà la battaglia contro le forze della Regina delle Ombre e il suo esercito di nosferatu...
Non sono i vampiri diabolicamente eleganti del cinema, con i canini pronti al morso sensuale, quelli rivisitati da Marcus Sedgwick. Né, tanto meno, si tratta degli immortali seducenti e raffinati che con la saga di Twilight hanno conquistato schiere di teenager (e non). I suoi vampiri nascono direttamente dal folklore da cui ha avuto origine il loro mito: cenciose creature delle tenebre più simili a zombi che a Signori della notte, che temono la luce del sole e si possono tenere a bada con stratagemmi più o meno noti. Come spalmare di bitume porte e finestre, e appendere aglio per sbarrare loro l'ingresso (e questo lo sapevamo). Ma anche seppellirli con la faccia a terra cospargendoli di rami di biancospino, o gettare davanti a loro manciate di miglio, che saranno obbligati a raccogliere seme per seme. Oppure deporre nelle bare delle reti, di cui dovranno sciogliere ogni nodo, o del carboncino, che sentiranno l'impulso di consumare, scrivendo fino all'ultimo pezzo, prima di poter uscire dal sepolcro. Ostaggi di un potere oscuro, questi vampiri tornano come una malattia, per infettare i viventi e renderli uguali a loro. Niente fascino perverso, dunque, ma solo l'incapacità di comprendere la morte come una parte della vita, e l'invidia rancorosa verso chi la vita la possiede ancora. Il Male è repellente, infido e contagioso, e non ha nessun fascino dark, ci dice Sedgwick. Con lo stile poeticamente asciutto delle leggende tramandate dal passato, rispolvera paure ancestrali per costruire la storia di un adolescente che, attraverso l'incontro con l'orrore, risolve i conflitti con il padre (passaggio obbligato della crescita), e impara a conoscere se stesso e i suoi veri desideri. Horror coniugato al romanzo di formazione per una lettura suggestiva, che alla rappresentazione glamour del lato notturno della realtà (oggi in voga), contrappone i genuini brividi della classica gothic novel.

 

 

 

 
 
 
 
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