La Repubblica delle farfalle

Terezín, Repubblica Ceca. È la fine della Seconda guerra mondiale. Un gruppo di ragazzi osserva da lontano e con malcelato distacco quello che si verifica nella Repubblica delle Farfalle. L’hanno chiamata così, Terezín. Non sanno che quello sarà definito campo di sterminio, lager. Le tragedie quotidiane si consumano davanti ai loro occhi ormai abituati alla morte e al sangue. Tutto, nei minimi dettagli, anche quelli più atroci, viene documentato dalla loro testata giornalistica, un diario di ciò che ogni giorno avviene a Terezín, città in cui sopravvivono ancora la cultura, la musica, l’arte, ma in cui manca la libertà e sussiste solo la morte. Il giornale si chiama “Vedem” e rinasce ogni venerdì sera, quando i ragazzi si riuniscono nella redazione, prendono appunti, scambiano idee, si ritrovano a rievocare le tristi giornate appena trascorse, la visione di omicidi senza scrupoli, il sostare di cadaveri a volte non tanto cadaveri ma ancora vivi e testimoni del loro triste destino. Unica forma di distacco dalla realtà, “Vedem” è lo sfogo di questi ragazzi, il loro momento di libertà. Un rito apotropaico per raccontare la morte, la distruzione e la follia umana, per lasciarla ai posteri e continuare a vivere…

La Repubblica delle farfalle formalmente potrebbe essere considerato un romanzo per ragazzi, ma in realtà rappresenta il tentativo, tra l’altro ben riuscito, di raccontare una triste e nota storia - quella dei campi di concentramento - da un altro punto di vista, mettendo in luce la forza delle parole sulla morte e sulle tragedie che si abbatterono su Terezín come su tante altre località divenute centro di raccolta e sterminio degli ebrei. Matteo Corradini riprende delle documentazioni storiche per raccontare la resistenza al nazismo, qui rappresentata dalla forza della parola e del racconto racchiuso in “Vedem”. È forte il contrasto tra il palcoscenico, sul quale si consumano fatti atroci, e la cronaca, distaccata e perfettamente giornalistica, che i ragazzi di Terezin riportano sul giornale e durante le loro riunioni del venerdì. Sono come dei narratori onniscienti, spettatori impotenti di fronte allo scorrere degli eventi. La mancanza di libertà fisica svanisce di fronte all’esplosione dell’esigenza di racconto e, inesorabilmente, di fronte alla forza della parola scritta, testimonianza e forza di vita. Il giornale rappresenta la libertà, l’esigenza, finalmente soddisfatta, di esprimere la propria opinione. È tra le pagine di quel giornale che nasce la Repubblica delle farfalle, anche se “Qui le farfalle non vengono a stare”.



 

 

 
 
 
 

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