La squadra dei sogni – Il cuore sul prato

La squadra dei sogni – Il cuore sul prato

Ci sono ancora quei paesi o piccole cittadine dove, non si sa come, i genitori trovano almeno una volta al giorno il tempo e la voglia di mettersi a tavola con i figli, di parlare con loro, lasciando i cellulari e gli smartphone sul tavolino in ingresso. Carlo, Dorian, Lorenzo, Giorgio, Ingrid e tanti altri sono ragazzini fortunati, sono nati lì, hanno ancora dei posti dove fermarsi a parlare prima di tornare a casa nei pomeriggi d’estate che diventano sera, luoghi d’incontro dove affrontare i dilemmi comuni e i loro piccoli segreti. Alla fine dell’estate stavolta il problema è grosso, bisogna decidere (oddio, decidere… vabbè, almeno dire la propria) quale sia la scuola media migliore a cui iscriversi per il nuovo anno scolastico. Le cose da prendere in considerazione sono tante: la scuola frequentata a suo tempo dai genitori, l’estrazione sociale (di cui a loro frega molto poco, quasi niente, ma in qualche modo intuiscono che avrà un peso), la distanza da casa e soprattutto le amicizie. Insomma se stai insieme da quando sei nato, è chiaro che dove andrà a scuola il tuo migliore amico il suo peso ce l’ha. Carlo e Dorian discutono esattamente di questo, giungendo comunque alla conclusione che – qualunque sia la scuola in cui andranno – la loro amicizia non ne risentirà, c’è pur sempre tutto il tempo per vedersi sotto l’egida di don Chilometro. È altissimo e da qui viene il soprannome, è un uomo che ad un certo punto se n’è andato ed è tornato prete, senza tonaca ma con una missione, essere quel punto di riferimento extrafamiliare che ritiene indispensabile perché i ragazzi crescano bene. Come spesso capita, la sorte è dietro l’angolo a scombinare le cose, Carlo e Dorian quella stessa sera arrivando a casa ricevono una tremenda notizia. Il loro amico Lorenzo, con cui parlavano poco prima, mentre tornava a casa in bicicletta, dopo che si sono lasciati, è stato investito da un’automobile ed è morto…

Marino Bartoletti è quasi certamente uno dei volti più conosciuti d’Italia. Giornalista senza bandiere, ha diretto testate sportive sia a Mediaset che in Rai, ha condotto e ideato trasmissioni storiche come Il Processo del Lunedì, La Domenica Sportiva, Pressing, Quelli che… il calcio. È stato direttore del “Guerin Sportivo” e ha fondato “Calcio 2000”. Ha seguito dal vivo dieci Olimpiadi e dieci Mondiali di calcio. Non solo, è stato direttore scientifico dell’Enciclopedia Treccani dello Sport e nutre una grande passione per la musica, passione e competenza, al punto di aver fatto parte della giuria del Festival di Sanremo. In tutto ciò, grazie anche al suo ingresso sul social più famigerato del mondo (esatto, Facebook), trova anche il tempo per scrivere libri – e lo fa bene. Una fiaba quasi, un libriccino delizioso che fa bene al cuore. Una storia di bambini sul far dell’adolescenza, che scoprono di non essere indivisibili come avevano creduto, si trovano davanti alla realtà delle differenti classi sociali, di qualche pregiudizio che non li aveva mai sfiorati prima. Grazie alla memoria, alla necessità e al desiderio di non perderla, grazie alla voglia di vincere degli adulti che per un po’ li contagia, riscoprono e/o si rendono conto di quanto sia bello fare qualcosa insieme, non uno contro l’altro come nemici, ma come leali avversari che perseguono un fine comune. Una storia semplice e pulita, scritta con garbo e delicatezza. Ha un pregio che la distingue dalle favole tradizionali: la morale c’è, come è giusto credo, ma viene solo messa in luce, non c’è la pretesa di insegnare niente e (ancora più importante) non c’è neanche l’ombra della retorica, quella retorica canaglia che ormai sembra un elemento indispensabile per ottenere consenso. Non rimane che goderselo, questo primo capitolo della saga de La squadra dei sogni, e aspettare di sapere che ne sarà del trofeo e cosa faranno i ragazzi e le ragazze nel loro prossimo futuro.

LEGGI L’INTERVISTA A MARINO BARTOLETTI



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