La storia di Marinella

La storia di Marinella
9 ottobre 1963, ore 7.05, Longarone. Marinella è nel suo letto, mamma la chiama, ma a lei piace rimanere tra le coperte e indovinare come sarà il tempo della giornata. Dalle tapparelle filtra una luce splendida: anche oggi sarà bello. Nella quiete di prima mattina immagina di essere sola al mondo. Ogni tanto le piacerebbe essere sola, ma sempre sola si annoierebbe, si ritroverebbe a parlare con gli alberi, le rocce o i gamberi. Quest’anno l’autunno sembra non aver intenzione di arrivare, il cielo è sempre azzurro o forse è l’estate che non vuole andarsene. Marinella vorrebbe che fosse sempre estate, così potrebbe stare di più con i nonni a Baricetta e pescare i pesci gatto. Lei è una vera campionessa nella pesca dei pesci gatto. Marco non ci crede, anzi dice che non esistono i pesci gatto, perché mai li ha visti nel Piave o nel Maè. Bisticciano forte e lui le dice che le sue chiacchere non finiscono mai, che sono come le sue gambe, troppo lunghe…

Con La storia di Marinella. Una bambina del Vajont, Emanuela Da Ros scrittrice, docente e giornalista, ha l'indubbio merito di ricordare a chi all’epoca era già grande e ai più giovani di raccontare il terribile disastro del Vajont. Quell’evento non ebbe origine da un’imprevedibile catastrofe naturale, ma fu provocato “da uomini che hanno anteposto alla vita, i propri interessi e una smisurata sete di guadagno” e soprattutto fu preannunciato dai mille segnali mandati dal monte Toc, che inquietavano gli abitanti del luogo. I timori della gente e le relazioni dei geologi rimasero inascoltati dalla dirigenza dei lavori. L’autrice ha sentito l’urgenza di scrivere dopo essere stata nel cimitero di Fortegna e aver camminato nel silenzio dei millenovecentodieci cippi commemorativi delle vittime; tra queste, 763 non sono mai stati identificate, corpi spazzati e dispersi tra i detriti, travolti nel sonno il 9 ottobre 1963. Dal fango furono estratti anche oggetti disparati di uso quotidiano, tra cui il quaderno di una bambina, Marinella Callegari, con il suo ultimo breve componimento d’italiano, scritto quella mattina: "La mia mamma". Il linguaggio che utilizza l’autrice per i pensieri di Marinella non è quello che avrebbe usato la bambina che ha scritto quel tema, troppo forbito e articolato, poco credibile per una ragazzina di dieci anni. Tuttavia, come dice la voce narrante, “certe giornate meriterebbero di essere scritte minuto per minuto”, perché, con il senno di poi, le piccole cose di ogni giorno acquistano un sapore speciale. È quello che ha fatto Emanuela Da Ros. Un libro per non dimenticare.

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