La straordinaria invenzione di Hugo Cabret

La straordinaria invenzione di Hugo Cabret
Nella Parigi in bianco e nero degli anni Trenta, un bambino più grande della sua età sopravvive a stento schivando la vita. E’ il piccolo orfano Hugo Cabret, che dopo la morte dello zio, manutentore degli orologi della stazione ferroviaria, è costretto a rubare quanto gli serve per sopravvivere. Un ladruncolo invisibile, con alle spalle una storia triste, un passato pieno di insegnamenti e un sogno nel cassetto. Suo padre gli ha lasciato un fantastico automa trovato nella soffitta di un museo, dimenticato chissà per quanto tempo e miracolosamente sfuggito all’incendio nel quale l'uomo ha perso la vita. Tra l’automa da riparare e il ragazzo si instaura dunque un rapporto tutto speciale, e la missione di Hugo sembra essere quella di ridare vita a quell’ammasso di complicati ingranaggi. Ma per farlo funzionare il bambino ha bisogno di materiali, ed è costretto a rubare pezzi e piccoli ingranaggi che solo i giocattoli possono contenere. Hugo quindi decide di sottrarli ad un negozio di giocattoli situato all’interno della stazione, ma viene scoperto dall'anziano proprietario e da quell’incontro-scontro iniziano una serie di fatti legati l’uno all’altro da una millimetrica perfezione, proprio come in un intricato ingranaggio. Entrano nella storia altri interessanti personaggi, una ragazzina sveglia, nipote del giocattolaio, un fantomatico amico, l’ispettore ferroviario e lui: il cinema, con tutta la sua straordinaria magia evocativa...
Questa insolita storia è contenuta in un enorme libro, ben 544 pagine, che alterna sapientemente parti scritte e parti illustrate, ma attenzione: le illustrazioni non sono meri supporti grafici per palesare quanto suggerito dalla storia, ma vere e proprie tavole illustrate che arricchiscono la parola scritta integrandola e completandola. L’operazione editoriale non è tra le più semplici, ma in linea con la tendenza già in atto da alcuni anni dell'ibridazione dei generi e delle forme espressive. In questo specifico caso ci troviamo di fronte però non ad una graphic novel come si potrebbe supporre, bensì ad un tentativo più ardito di voler far convergere la magia del cinema sulla pagina bianca. Non mancano certo sul piano letterario riferimenti ai topoi classici, il fato stesso che Hugo sia orfano o la presenza di identità segrete svelate, morti vere o credute tali, automi che riprendono vita, giocattoli, e nemmeno riferimenti letterari colti, con tanto di ammiccamenti a Dickens e Hoffmann. Quanto ai numerosi rimandi alla settima arte, sono tanti: a partire naturalmente dall'omaggio a Méliès (nel corso della storia se ne fa un monumento), per proseguire con l’impaginazione e finire con la scelta delle tavole, che si susseguono come in un sapiente montaggio cinematografico. Degno di Truffaut.

Leggi l'intervista a Brian Selznick

 

 

 

 
 
 
 
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