La tigre e il gatto

La tigre e il gatto
Ci fu un epoca in cui la maestosa, la feroce, l'astuta tigre era considerata da tutti un animale stupido, inetto, neppure in grado di cacciare (“Come sei tonto, Messer Tigre!”). A quei tempi era il gatto a dominare: cacciatore provetto, veloce, agile, non aveva rivali e faceva incetta di prede. Un bel giorno la tigre decise che doveva darsi da fare per cambiare le cose e, a furia di insistere, convinse il riluttante gatto a diventare suo maestro. Cominciò così un impegnativo ciclo di lezioni che avrebbe condotto la tigre ad acquisire le sopraffine tecniche di caccia del piccolo felino: come avvicinarsi alla preda senza fare rumore, come correre veloce, come saltare da grandi altezze. Ma una volta carpiti i segreti del maestro diciamo che la determinazione della fiera non fu pari alla sua riconoscenza, e il gatto fu sul punto di farne le spese se non avesse tenuto per sé l'ultima lezione, la più preziosa...
Titolo originale The tiger and the cat – A chinese folk tale. Ma come? Adesso i cinesi si mettono anche a esportare le favole! Sugli animali per giunta! E allora Esopo, Fedro, La Fontaine? Mettendo da parte questo istintivo pregiudizio sinofobo da europeo decadente, la rilettura dell'illustratore giapponese Eitaro Oshima dell’antico racconto popolare cinese si rivela una deliziosa sorpresa. L'abilità davvero strabiliante di Oshima nel disegnare gli animali, umanizzandoli lo stretto indispensabile, si esalta nella rappresentazione del dinamismo dei felini impegnati nell'addestramento tutto salti, corse e agguati; ma l'azione è come congelata dalla straniante luce crepuscolare (a volte ocra, a volte azzurognola) che illumina gli scenari naturali in cui si muovono i due protagonisti. In fondo, la tigre, goffa e impacciata nel suo lungo kimono cinese e il gatto con un uwagi giapponese mettono in scena l'eterno dualismo maestro-allievo con il secondo destinato a superare il primo; rispetto al copione tradizionale, però, c'è il capovolgimento finale che coinvolge anche le pagine con l'inatteso cambio di orientamento (una trovata di grande effetto che costringe a girare il libro durante la lettura per godersi il gatto arrampicato sul ramo di un albero e la tigre che lo contempla dal basso, un po’ perplessa, un po’ rassegnata). Il grande formato scelto da Babalibri rende giustizia alla spettacolarità delle tavole, tutte su due pagine, in cui gli animali compaiono spesso in primissimo piano, quasi in rilievo. Consigliato ai bambini che hanno amato Kung Fu Panda.

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