La (vera!) storia dell'arte

La (vera!) storia dell'arte

Un uomo con un cappello rosso e un naso storto, stortissimo: l'avete riconosciuto? È Federico da Montefeltro, nel ritratto di Piero della Francesca. Ma perché mai avrà il naso storto? “Eri un pregiudicato, / come altri malfattori?”. L'uomo disperato che è l'autoritratto di Gustave Courbet cosa avrà mai visto? Eccolo “prima” e “dopo”... e pensare a come “internavigava lieto”! C'è una Madonna di Fouquet, una delle cattedrali di Monet, L'urlo di Munch, e diversi Arcimboldo, (quei profili pieni di fiori o animali marini, o uccelli...). Un ritratto tutto spigoli? Ecco un quadro che è caduto! Quadri svuotati e poi riempiti, per ogni opera una storia. C'è il Napoleone di Delaroche (anche “a Sant'Elena, che gioia, / è arrivata la tivù”) e quello di David: dito alzato e cavallo rampante... avrà mica sbagliato strada? E poi Rembrandt, Goya, Renoir, Degas, Gris, Delacroix, Ghirlandaio, Cezanne, Flandrin, Van Gogh e perfino la Monna Lisa: ma speriamo ne arrivi “un'altra meno tonta”.
Dissacrante, straniante, esilarante... ma perché cercare un aggettivo per questa galleria d'arte moderna del tutto sui generis? Intanto, qualsiasi definizione sarebbe banale, e poi non renderebbe giustizia della varietà di esperimenti che Piumini ci regala, in versi, a margine delle elaborazioni grafiche che propongono i possibili (probabili?) retroscena di opere d'arte più o meno famose della storia europea. Alcuni testi si accompagnano alle immagini, per così dire, con lo stesso passo, diventando una vera e propria traduzione in parole: è il caso del raffreddore di Monet, vero responsabile del tratto impressionista della Cattedrale di Rouen. Altri testi sono in sintonia con le immagini per il contenuto, ma con uno scarto di stile: le due Maja di Goya sono messe in relazione da un'immagine decisamente pop, mentre il testo vola alto, ed è perfino arcaizzante. In altri casi ancora la creazione poetica è quasi del tutto autonoma rispetto alle immagini, con citazioni letterarie evidenti, come per la Colazione di canottieri di Renoir, in cui riaffiora il Magnifico del “Com'è bella giovinezza”. L'ironia è il comune denominatore di questi giochi linguistici e visivi, in un libro di formato insolito, che si presta ad una lettura non sequenziale (come quella delle vignette che compaiono sui giornali, o le “risate a denti stretti”), ma che può essere apprezzato anche come libro “tradizionale”, con i personaggi che si susseguono uno dopo l'altro e le secchiate (d'acqua, animali marini, oggetti infuocati, fiori...) di Arcimboldo a fare da ritornello. Un libro che stimola l'osservazione e la memoria visiva di un patrimonio artistico che i ragazzi (non sarebbe un libro per bambini, nonostante il poco testo) conosceranno a poco a poco e che gli adulti possono scoprire e riscoprire in una chiave dissacrante, straniante, di sicuro divertente.

 

 

 

 
 
 
 
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