La zuppa dell'orco

La zuppa dell'orco
Nel paese della neve e della notte, dove il sole sorge a mezzogiorno meno cinque e tramonta a mezzogiorno e cinque, viveva una famiglia numerosa: padre, madre e sette figli. Il padre, lungo e giallo, non sapeva che cosa fosse il lavoro. La madre, grassa e rossa, aborriva lavorare sopra ogni cosa. "E come potevano campare?" vi chiederete. Campavano perché c'erano i ragazzi. Ogni mattina, con qualsiasi tempo, la madre li buttava giù dal letto e li mandava tutti e sette in città a chiedere l'elemosina. E chi la sera tornava senza nemmeno una monetina per punizione doveva andare a letto senza cena. A Josef, che era il più piccolo, questo capitava molto spesso. Una notte, in cui la luna era grande e luminosa, Josef non riusciva proprio a dormire. Era tormentato dai morsi di una fame irriducibile e si alzò per scendere in cucina a vedere se gli riusciva di rubare un po' del prosciutto che i genitori tenevano nascosto e che mangiavano solo loro due, senza darne mai neppure una minuscola fetta ai figli. Nascosto dietro la porta della cucina Josef udì un'orrenda conversazione tra sua madre e suo padre. Comprese di essere in grave pericolo, e con lui le sue sorelle e i suoi fratelli. Così elaborò un piano di fuga...

La zuppa dell'orco è una fiaba geniale che esordisce come le più classiche storie di bimbi poveri e intelligenti, ma devia subito fuori dall'andamento rassicurante dello stereotipo "poveri ma buoni" per imboccare una strada curiosa e inquietante, disperata e crudele. Strada che parte da genitori snaturati che, per avidità di denaro, sono disposti ad amputare con le proprie mani gli arti dei figli e conduce a un orco affamato ma sufficientemente maldestro da far sì che i bambini abbiano la meglio su di lui. L'orco si rivelerà sicuramente meno perfido dei genitori dai quali i sette fratelli sono stati costretti a fuggire. E così la paura può sciogliersi in un grande sorriso nel finale in cui i bambini, felici di aver salvato le mani, se le stringono forte. In cui i bambini, felici di aver salvato i piedi, ballano per tutta la notte guardandosi negli occhi, fino al sorgere del sole. Mentre l'orco, sazio di zuppa in scatola, suona il violino. Il libro, stampato ad alta leggibilità e adatto alla lettura ad alta voce, è ricco di illustrazioni molto espressive perfettamente integrate nella storia, coerentemente con la sospensione tipica tra atmosfera fiabesca e sapida ironia che distingue la scrittura di Cuvellier.



 

 

 

 
 
 
 

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