Laura e il treno per Elintur

Laura e il treno per Elintur

Laura e la sua amichetta Melissa amano guardare i treni passare. Un giorno Laura inizia a notare qualcosa di strano: prima misteriose figure luccicanti all’interno degli scompartimenti di un treno in transito (figure che però Melissa dice di non aver veduto), poi un annuncio alla stazione che fa riferimento a un “regionale veloce per Elintur” (ma Melissa giura di aver sentito “regionale per Pisa”). Laura non riesce a smettere di pensarci. Cos’è Elintur? “Una città, un pianeta tra le stelle, una nuova stazione ferroviaria costruita durante la notte”? La bambina ha paura, ma è anche sicura di aver visto degli angioletti su quel misterioso treno… In seguito a una guerra devastante ogni progresso è stato cancellato e la sparuta popolazione rimasta è tornata ad una vita agreste e tranquilla. In un villaggio di campagna vivono Ermanno e sua figlia Sofia. Dopo la morte della moglie, l’uomo si è dedicato anima e corpo alla figlia, ma la bambina negli ultimi tempi non pare serena e a volte si chiude in un ostinato mutismo. Ora si è fissata che le nuvole danzino animate da una volontà propria e non soltanto spinte dal vento. Il padre cerca di convincerla che non è così, ma quando Sofia decide di recarsi sulle colline per toccare le nuvole, l’uomo deve rassegnarsi… Sembra un comunissimo libro dalla copertina rossa, ma Clarissa sostiene che un’illustrazione a pagina 80 è viva, cambia davanti ai suoi occhi. La sua amichetta Alice dapprima è incredula, ma la città raffigurata nel libro effettivamente prima non c’era, quindi forze misteriose devono essere all’opera. Le due bambine decidono di marinare la scuola e di recarsi sulle montagne vicino a casa loro: là Clarissa è convinta di trovare un sentiero illuminato dalla luce delle stelle che porta a quella città fatata. Lo ha già visto, in sogno oppure durante un suo precedente viaggio verso lo stesso luogo. Un viaggio che le sembra di ricordare…

L’estetica, lo stile e l’immaginario di Antonio Messina sono ormai ben noti ai lettori di narrativa “fantastica” (in senso lato, molto lato) italiani. Dopo un bel numero di romanzi, antologie (memorabile La memoria dell’acqua) e sillogi poetiche, lo scrittore siciliano trapiantato a Padova per la prima volta si dedica a un libro di favole. Lo fa naturalmente a suo modo, “trapiantando” i suoi temi e le sue atmosfere in un contesto di narrativa per l’infanzia tutto sommato classico. Protagoniste di queste storie sono quasi sempre ragazzine, tutte aperte alla possibilità del trascendente che l’età adulta nega pervicacemente; tutte quindi in grado di vedere e sentire una magia che agli adulti sfugge, di “bucare” il tessuto del reale e passare a una dimensione parallela che scorre accanto alla nostra come un fiume sotterraneo. Alcune delle storie sono senza dubbio graziose, ma tutte soffrono di una certa ripetitività dello schema narrativo, con elementi che ritornano (il rapporto tra la bambina protagonista e un padre affettuoso, la dinamica tra una bambina incredula e una no, la protagonista che viene a contatto con una qualche realtà soprannaturale e la esplora nonostante lo scetticismo altrui). Il racconto più efficace è non a caso il più “messiniano” di tutti, Sofia e le nuvole danzanti, con la sua ambientazione post-apocalittica in cui l’elemento metafisico è in dubbio fino alla fine, dato che le visioni della bambina protagonista potrebbero anche essere una commovente strategia di elaborazione del lutto. Incomprensibile invece la scelta di digitare uno spazio in più nel titolo tra le parole “e il” e “il treno”. Le illustrazioni interne, a cura di Giovanna Stassi e Greta Messina - che immaginiamo siano delle bambine a giudicare dal loro tratto - aggiungono un ulteriore tocco di tenerezza a un’operazione che ha più un sapore sentimentale che editoriale.



 

 

 

 
 
 
 

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