Le avventure di Layka

Le avventure di Layka

Layka ha quasi tre anni e a malapena si ricorda di sua madre, dalla quale è stata separata insieme ad alcuni fratelli e sorelle per essere portata al Centro di Niesnaio. È stata affidata ad Ivan e per fortuna c’è anche il figlio dell’uomo, Tiko, che l’ha raggiunto dalla città: è un ragazzino di dodici anni, biondo, con gli occhi di un bel castano chiaro, sorride spesso mostrando i suoi denti storti. E soprattutto vuole molto bene a Layka, se la stringe forte al petto sollevandola da terra e la tiene con sé nelle pause tra un addestramento e l’altro. Quella cagnolina ha una missione speciale: sarà il primo essere vivente a raggiungere lo spazio con lo Sputnik, e proprio per questo gli scienziati la sottopongono a lunghe ore di allenamento. Deve imparare a superare la sensazione di schiacciamento prima e di galleggiamento poi, deve comprendere come alimentarsi e abbeverarsi premendo alcune leve, deve sopportare la presenza sul suo corpo esile di sensori per il rilevamento del battito cardiaco. Tiko sa che la partenza di Layka si avvicina e le chiede per questo uno sforzo in più: imparare ad usare l’alfabeto morse e la macchina da scrivere per comunicare con lui dallo spazio, in attesa del suo ritorno, che desidera con tutte le forze…

Teresa Noce nel 1959 ha vinto con questa storia, liberamente tratta dalle vicende che hanno coinvolto la celeberrima cagnolina, il Concorso Nazionale Gastaldi. La morte di Layka, avvenuta probabilmente poche ore dopo il lancio dello Sputnik 2, il 4 novembre 1957, divise l’opinione pubblica: da un lato si parlò di un inutile atto di crudeltà, dall’altro, in particolare nella visione del mondo comunista, si trattava invece di un sacrificio necessario in nome della scienza. L’autrice, nota con il “nome di battaglia” di Estella, nel 1921 in Italia è stata tra le fondatrici del Partito Comunista Italiano e si è dedicata alla scrittura con un intento divulgativo: la storia di fantasia per bambini dedicata a Layka, nelle parole della stessa Noce, “è il libro di una militante comunista scritto per cercare di inspirare dei sentimenti di pace e fraternità” e al tempo stesso “per cercare di svelare ai ragazzi le brutture dello sfruttamento capitalistico”. Una storia di coraggio e di amicizia all’interno di un plot di fantascienza che omaggia Peter Kolosimo, molto popolare al tempo. In Italia il libro non ebbe grande successo, sebbene fosse stato richiesto in Cecoslovacchia, in Francia e in Olanda, e in questa nuova edizione si fregia della corposa prefazione di Stefano Pivato, professore di Storia Contemporanea all’Università di Urbino e della postfazione di Giuseppe Longo, per molti anni professore di fisica all’Università di Bologna.



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