Le cronache di Harris Burdick

Le cronache di Harris Burdick
Timmy e Tina erano due strani bambini perfettamente identici, che amavano comportarsi in modo strambo. Come quando si erano messi a fingere di avere una gemellina immaginaria. Avevano preso un vecchio abito di Tina e tenendolo per le maniche, uno per parte, lo avevano portato a tavola e poi a scuola. Né i genitori né la maestra li avevano contraddetti, perché sapevano quanto quei due angioletti fossero bizzarri e bizzosi. E anche vendicativi e crudeli. Solo che a un certo punto il vestito-sorellina era diventato piuttosto aggressivo e per Timmy e Tina non era stato molto piacevole...  Neanche per Linus era piacevole stare a Venezia con la sua matrigna vedova e il grasso avvocato Scorpio Drake. Mentre loro erano intenti a studiar scartoffie per mettere le sgrinfie sull’eredità di suo padre, lui si smarriva fra calli e canali. Aveva iniziato a farlo per scherzo (o per dispetto), ma il terzo giorno si era perso sul serio. Proprio allora aveva conosciuto la Regina del Pan di Zenzero e grazie a lei l’avvocato – non solo ciccione, ma anche ladro – era stato rinchiuso in un barattolo della melassa a bordo della nave da crociera (miniaturizzata per magia) con cui intendeva filarsela alla chetichella... A Emma e Frances – quasi dodici anni l’una e due di meno l’altra – era capitata una cosa ancora più stupefacente. Stavano facendo una delle loro consuete passeggiate-battibecco nella foresta quando all’improvviso si erano ritrovate in una caverna e un uomo con un mantello verde aveva scagliato su di loro un incantesimo. Sarebbero rimaste lì finché Frances non avesse imparato a suonare l’arpa. Il guaio era che Frances si era trasformata in una rana e pizzicare le corde con quelle zampette corte era praticamente impossibile. A meno che...
Ci sono storie sorprendenti ne Le Cronache di Harris Burdick, ma nessuna è tanto singolare come quella che è all’origine del libro, sempre che siate disposti a crederci. Pare che parecchi anni fa un certo Harris Burdick si sia presentato all’ufficio di Peter Wenders, che all’epoca lavorava per un editore di letteratura per l’infanzia. Burdick spiegò di aver scritto quattordici novelle e creato un’illustrazione per ognuna di esse. Consegnò i dipinti, ciascuno accompagnato da un titolo e da una frase, e promise di ritornare il giorno dopo con i testi completi. Invece non lo fece. Sparì e non si seppe più niente di lui. Tempo dopo Chris Van Allsburg, scrittore e illustratore statunitense (suoi, tra l’altro, Jumanji e Polar Express da cui sono stati tratti gli omonimi film), dice di aver scoperto quei disegni e di esserne stato conquistato. Così ne ha scelto uno a cui ispirarsi e lo stesso hanno fatto altri celebri autori, da Stephen King e sua moglie Tabitha a Cory Doctorow, da Kate DiCamillo a Gregory Maguire. Ecco come sono nati questi racconti suggestivi, spiazzanti, ironici, ambientati in quel luogo fatato dove il confine fra reale e irreale si assottiglia fino a diventare trasparente, come pasta tirata e ritirata col matterello. Un luogo dove tutto può succedere: vedere una suora che si libra nell’aria sollevandosi insieme alla sedia; scovare sotto al tappeto una famelica belva fatta di polvere; prendersi cura di due bruchi educatissimi, che con i corpicini flessuosi sanno non solo comporre lettere e parole, ma addirittura risolvere teoremi scientifici; incontrare il fantasma galante di un capitano di goletta goloso di ciambelline alla cannella; vivere in una casa che a un certo punto decolla come un’astronave. Con i lunari contrasti fra luci e ombre, i tratti evocativi e misteriosi, i dettagli seminascosti che si rivelano solo a un’attenta osservazione, le tavole di questo raffinato volume sono un invito a sbrigliare la fantasia. E leggendo queste pagine, guardando queste immagini, forse anche a voi verrà la voglia di inventare altre storie, di proseguire il gioco, di moltiplicare l’incanto all’infinito.

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