Le nuvole per terra

Le nuvole per terra
Una cena qualunque: cellulare in mano, far finta di ascoltare, i problemi sempre pronti a distogliere l'attenzione dalla noiosissima conversazione sul cibo e sui posti in cui mangiare. Rebecca (l'adolescente), Paolo e Betta (i genitori), Emma&Sandra (“le zie”), Rilke che canta in un video sul cellulare. A scuola, è altrettanto complicato: Giulio l'amico di sempre, Maura che odia tutti ma forse non Rebbi, gli inviti alle feste, i dispetti e le fazioni. E poi Loris che ascolta i Beatles, Lulli che non c'è più... Genitori che litigano, simpatie, delusioni e, se le cose precipitano, l'unica idea sensata sembra quella di tornare a un'infanzia un po' più serena, fuggire e tornare alla radice di tutto ciò che sembra così complicato oggi...

Assorti e sfrontati, annoiati e arrabbiati, ostinati e disorientati... adolescenti. Eppure anche gli adulti, nella loro apatia e nel loro casino, hanno la testa per aria. Nadia Terranova adotta da subito un tono sarcastico e lo sguardo impietoso dei ragazzi che osservano i grandi. Capitoli brevissimi con titoli asciutti e incisivi come quelli in un disco, una grandissima densità di emozioni, avvenimenti, temi. C'è il lutto, affrontato solo gradualmente nel corso della storia; la coppia (costruzione, mantenimento e, a volte, fine); l'omosessualità – che in questo libro non è mai un “tema”, ma piuttosto una delle tante possibili forme di una relazione, con qualche problema specifico e molti problemi comuni. Densità, anche, di molti ruoli presentati e messi in discussione: i genitori, i figli, gli innamorati, le amiche, il figo, la bulla... Nessuno è senza difetti e nessuno è semplicemente come gli altri lo percepiscono (o giudicano). Ciascuno fa errori, che sia adulto o adolescente, e la stessa voglia di fuga e bisogno di comprensione accomuna genitori e figli. Il tutto con un linguaggio ricco, ricercato senza essere oscuro (semmai di tanto in tanto poetico), diretto senza semplificazioni: quel linguaggio di chi parla a ragazzi e non desidera che rimangano ragazzi, ma che siano adulti forse migliori di quelli che hanno dato loro l'esempio e che, in ogni caso, sono e sapranno essere umani.

 

 

 

 
 
 
 

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