Le Repubbliche Aeronautiche - Guerra nel Mar di Nuvola

Le Repubbliche Aeronautiche - Guerra nel Mar di Nuvola
La Maravegia Nera, con le eliche che girano lente e lo stormo di aironi a prua che la tira stancamente, scivola adagio sulle nubi. C’è stata battaglia la notte prima e, nel cielo incendiato di fiamme, il brigantino di Martin Faliero ha affrontato l’attacco degli ornitotteri pirata e degli alianti del Pentalfa. Ora vola verso Genova, dove il giovane veneziano e i suoi amici vogliono raggiungere la fortezza in cui gli alchimisti custodiscono il Grand Grimoire. Solo la gemma-chiave che Martin porta al collo può aprirlo. I Grandi Maestri Priori della Confraternita del Grimorio, però, intendono aggirare l’ostacolo forzandolo con un rituale magico. Poi lo distruggeranno. Non sanno che uno di loro, Cornelius, lo brama per altri scopi: ottenere la pietra filosofale e i suoi poteri. Anche Martin è pronto a correre qualsiasi rischio per impadronirsi del libro proibito e usarlo per riportare nel mare l’acqua, che molto tempo prima si è misteriosamente trasformata in nuvole. Ma sarà disposto a pagare il prezzo che richiede l’annullamento dell’incantesimo?

La saga steampunk delle Repubbliche Aeronautiche è giunta al termine e, come accade nei romanzi di formazione, dopo tante peripezie Martin Faliero si ritrova cresciuto dentro. Non è più soltanto un adolescente abile nell’arte di arrangiarsi e di duellare con la sua spada bastarda. Adesso sa assumersi il peso di decisioni che riguardano il futuro dell’umanità. Davide Morosinotto, che confessa di avere “sempre avuto la testa tra le nuvole”, racconta che all’inizio di questa serie c’erano l’immagine di un mucchio di navi volanti e il ricordo delle avventure di Corto Maltese. In seguito, la storia si è animata di personaggi e del suo protagonista, che porta un nome molto simile a quello del doge della Repubblica di Venezia destituito e giustiziato per alto tradimento, ossia il Marino Faliero a cui Gaetano Donizetti ha dedicato un’opera lirica. La narrazione scorrevole e ben ritmata cede un poco nel finale, con una spiegazione sbrigativa di tutto l’ambaradan. Ma non importa, l’ardimentoso figlio di Leone Faliero ci piace e, se decidesse di ripartire, lo seguiremmo volentieri in un nuovo viaggio. Magari verso Oriente.

 

 

 

 
 
 
 

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