Le stelle brillano su Roma

Le stelle brillano su Roma
Iris, ragazzina della Roma dei tempi dell’imperatore Traiano (115 d. Ch.), è figlia di un barbaro e di una liberta. Vive con la mamma Tecla, che gestisce un forno dai molti clienti, la sorellina Delfina e il cagnolino Notte. Sono sole, perché il padre, valoroso centurione, è partito con l’esercito per la campagna di Persia. Iris ha nostalgia del babbo ed ogni sera ne ravviva il ricordo e ne cerca il saluto guardando le stelle, come egli le aveva raccomandato di fare salutandola. La vita scorre tranquilla nel forno dall’attività intensa e pressante, che si apre sulle affollatissime vie della Roma imperiale nella quale gente di ogni nazione e di ogni condizione sociale traffica, conversa, si muove senza sosta. La tranquillità di Tecla e delle sue bambine si infrange quando, la mattina di un infausto giorno, due brutti ceffi si presentano alla porta del forno. Sono i figli dell’ex padrone della mamma di Iris e sostengono che la donna non è stata liberata, ma è fuggita. Ora, essendo defunto il loro padre, vengono a rivendicare il diritto di proprietà del forno, la riscossione dei suoi proventi e il ritorno in schiavitù della donna e delle sue due figlie. Naturalmente i due mentono ma, per poterli contrastare al processo che hanno intentato contro la mamma, Iris deve affrontare un lungo viaggio fino ad Ostia, a raccogliere le prove della liberazione di Tecla. Ci riuscirà? E ci sarà qualcuno disposto a prestarle aiuto?
Amore per la verità e per la libertà ad ogni costo è il tema di questo romanzo nel quale l’affresco storico non prevarica la trama, l’avventura ben si unisce ai pensieri, alle fantasie, alle preoccupazioni dei protagonisti, cosicché la lettura può scorrere piacevolmente fino alla fine. È chiaro l’intento di favorire nei giovanissimi lettori la percezione dello scorrere della vita quotidiana, principalmente di quella del popolo, nella Roma traianea: strade e piazze affollate e vivaci, abitazioni, botteghe, mestieri, cibi, abbigliamento. Iris, la protagonista, è una figura attraente: chi legge saprà appassionarsi alle vicende sue e dei suoi comprimari. Ma, visto che a questo mondo non tutto può essere perfetto, segnalo almeno due lapsus molto evidenti: “caligole” dei legionari (pag. 17) – ma sono le “caligae”, calighe in italiano, plurale di caliga, la calzatura del legionario –; “cotone Magenta e porpora” (pag. 132), perfetta la porpora, ma il magenta è un colore che prese il nome dal sangue sparso nella battaglia di Magenta (1859) e fu messo a punto dal chimico Verguin nel medesimo anno. Se storia dev’essere, che storia sia.

 

 

 

 
 
 
 
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