Lena, Trille e il mare

Lena, Trille e il mare
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Cos’è questo trambusto di prima mattina? Porte che sbattono, confusione e urla. Trille esce stordito dalla propria cameretta, così come i suoi fratelli Magnus, Ricciola e Minda ed il loro papà, ancora palesemente addormentato. La mamma di Trille, invece, ha subito le idee chiare: o si sta scatenando una tempesta o è Lena che è tornata dalle vacanze estive. E, in effetti, appena Trille scende dalle scale si ritrova davanti la sua cara amica con un qualcosa di indefinibile tra le mani... legni, vetro, ma di che diavolo si tratta? Non è altro che il regalo che Lena ha preso a Creta per il suo amico, una bottiglia con all’interno un veliero. Poteva essere davvero un regalo bellissimo, forse il regalo più bello del mondo, afferma sicura Lena, ma qualcosa nel viaggio è andato storto ed ora si ritrova semplicemente con un mucchio di frantumi. Poco importa! Trille vuole così bene a Lena e ne apprezza talmente tanto il gesto che raccoglie tutto il materiale, lo infila dentro una vaschetta vuota del gelato e lo porta in camera sua. In fondo, li unisce una sincera e grande amicizia...o qualcosa è cambiato durante l’estate? Quello che è certo è che per mantenere un’amicizia ci vuole tanto impegno e pazienza e, a volte, intervengono dei fattori esterni a minare un po’ i delicati equilibri fra le persone... ad esempio, questa Birgitte che viene dall’Olanda e che si è trasferita vicino a loro: Trille la prima volta che l’ha vista ha subito pensato ad un sole, dato i suoi lunghi riccioli biondi; Lena, invece, la tratta con una certa diffidenza e non è molto contenta quando il suo amico la invita a giocare con loro...

Lena, Trille e il mare è il secondo romanzo della scrittrice norvegese Maria Parr dopo l’entusiasmante esordio di Cuore di Waffel che ha riscontrato diversi ed importanti riconoscimenti sia all’estero che in Italia, del tutto meritati (tra gli altri, Premio Andersen 2015). Anche in questo romanzo illustrato con delicatezza da Åshild Irgens, Lena e Trille continuano a cacciarsi in avventure spericolate ed emozionanti che divertono sempre molto; tuttavia, crescendo, i due ragazzi devono far fronte anche a cambiamenti emotivi e sociali ben descritti dalla giovane autrice che abbina la consueta leggerezza e tenerezza della sua scrittura ad una profondità quasi commovente (“Ho sempre pensato che i genitori riuscissero a fare tutto, adesso invece cominciavo a nutrire qualche dubbio”, affermerà Trille). Le prime cotte, i primi dissidi con i coetanei, le gelosie; crescendo si comincia a definire la propria identità e si cambiano interessi, se ne trovano di nuovi, se ne abbandonano altri. Si sperimenta e, soprattutto, si capisce che si può e si deve sperimentare (“Adesso però era come se il mondo si fosse allargato a destra e a manca. Si poteva prendere e viaggiare per i continenti e fare qualsiasi cosa? Potevo farlo anch’io?”). Certo, la realtà descritta nel romanzo non è propriamente quella tipica italiana ‒ pomeriggi passati in zattera a pescare, ragazzi liberi di avventurarsi ovunque, e che entrano da una casa all’altra senza problemi e senza avvisare, succhi di ribes a profusione ‒ ma il romanzo è uno spasso. Si legge benissimo anche se non si possiede il volume precedente, ma sono sicura che una volta finito questo libro andrete a comprare anche Cuore di Waffel. Per ragazzi dai 9 anni in su, sarà apprezzato anche dai genitori.



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