L'estate di Garmann

L'estate di Garmann
Ancora pochi giorni e per Garmann verrà il momento di cominciare la scuola. Certo i denti sono ancora tutti lì, e Hanne e Joahanne sembrano irraggiungibili dall'alto delle loro biciclette, degli equilibrismi sullo steccato e, soprattutto, dei quattro denti persi ciascuna. Ma i 6 anni di Garmann si specchiano anche nei tanti lustri delle anziane zie che, come ogni estate, hanno deciso di fare visita alla sua famiglia. Non è un'estate qualsiasi però, a pensarci sembra quasi l'ultima... Anche i grandi hanno paura. Questo Garmann lo sospettava ma ha aspettato questo scorcio di stagione per “intervistare” tutti gli abitanti della casa. Scopre che Zia Borghild ha paura di lasciarlo, zia Ruth invece ha paura dell'inverno. Papà, che è un violinista, aspetta con ansia ogni concerto; la mamma è preoccupata per Garmann che dovrà attraversare la strada da solo per andare a scuola.... Intanto il tempo trascorre, tra dentiere, berretti col pon-pon, torte di mandorla e punture di zanzara, e la sensazione nuova che niente durerà in eterno. Domani comincia la scuola, dai denti nessun segnale, lo zaino è lì che aspetta... e anche Garmann ha paura.
Il norvegese Stian Hole - alle spalle una robusta esperienza di graphic designer specializzato in copertine - ha “brevettato” una tecnica digitale che mescola, con risultati sfavillanti, fotografia, collage e disegno. L’autore la descrive così: “Raccolgo texture, foto digitali, scansioni, note e bozzetti, poi in Photoshop li ridispongo, gli cambio scala, li “flippo” finché non succede qualcosa di interessante. Gli strumenti digitali sono perfetti per lavorare in questo modo. Certo, è un sistema che richiede un sacco di tempo, ma sono ore di lavoro felici e illuminanti. Amo giocare ed esplorare disponendo e ridisponendo gli elementi. Dimentico me stesso, il tempo che passa e tutto ciò che mi circonda mentre lavoro sulle immagini.” Tecnica originale a parte, la sfilza di premi e il grande successo di pubblico incoronano un libro davvero coraggioso e poetico, in cui illustrazioni pop-retrò e testi di grande suggestione ricreano il clima di attesa, lo sfinimento e la languida disillusione di un'estate che se ne va, dal punto di vista di un seienne pronto a cogliere le sfumature sottili del fluire del tempo. Già, il tempo che passa. In questo albo non è soltanto una sensazione indefinibile, un'atmosfera, ma un dato su cui riflettere, che si incarna nella sorridente vecchiaia delle tre zie, nel reticolo delle rughe, nelle macchie sulla pelle, nelle cicatrici dei loro anni esposte iperrealisticamente dalle immagini fotografiche; e poi nella sepoltura del passero trovato in giardino, dietro la siepe, e nelle facce sdentate delle amichette; nei frutti e nei fiori che spuntano un po’ ovunque nelle illustrazioni di Hole, colti nel pieno della vitalità, e sembrano messi lì apposta, invece, per suggerire la loro prossima consunzione. “L’estate sta finendo”, cantavano i Righeira, e Garmann, curioso e riflessivo com’è, prova a domandare; chiede alle zie, a mamma, a papà, colleziona le loro paure, ma le risposte dei grandi lo confondono perché la sua paura (quella di un bambino di 6 anni di fronte al mistero del Tempo) contiene anche altro: il futuro è un orizzonte, ignoto quanto si vuole, eppure aperto, promettente, esplorabile. Nell'ultima tavola del libro, il biondissimo protagonista (buon sangue norvegese non mente) osserva il cielo fuori dalla finestra della stanzetta. L'ambiente è stranamente disadorno, quasi spoglio. Ai suoi piedi c'è lo zaino che lo aspetta. Mancano tredici ore all'inizio delle lezioni e Garmann ha paura, ma sa anche che quel cielo là fuori è il suo cielo, e fa una bella differenza...

 

 

 

 
 
 
 
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