L'Invenzione di Kuta

L'Invenzione di Kuta

Cosa può insegnare la storia della scrittura e del libro manoscritto a un bambino nato nell'era dei social network e dei telefonini, degli e-book e di Google che vuole digitalizzare lo scibile umano? L'Invenzione di Kuta (con la I maiuscola) prova a scommettere sulla spontanea, irriducibile, famelica, incantevole attitudine dell'infanzia verso la conoscenza. La curiosità dei bambini è un patrimonio dell'umanità che va conservato attraverso l'esercizio, e la Storia è una materia che, quando viene porta nel modo giusto, esalta la loro strabiliante capacità di speculare sugli oggetti del mondo e di trarne lezioni...

Ideato da Adriana Paolini, una paleografa che fa colazione con manoscritti e brioche ma possiede anche una solida esperienza nella conduzione di laboratori per bambini, il libro è una miniera di informazioni e di spunti affascinanti – i materiali per la scrittura, le forme dei libri, le decorazioni, i luoghi della lettura – e un perfetto strumento di lavoro per i laboratori e i corsi monografici oggi tanto in voga nelle scuole. Il valore didattico è il risultato della particolare cura riservata alla struttura degli argomenti, dell'attenzione alla lunghezza dei paragrafi, dell'uso accorto dell'aneddotica, della precisione storica, della scelta iconografica, del registro linguistico (adatto orientativamente a bambini dagli 8 anni in su). Ma L'Invenzione di Kuta è anche le figure enigmatiche di Monica Zani, i colori compatti e l'atmosfera di metafisica sospensione delle sue illustrazioni che dividono il campo della pagina con altra metà dell'iconografia, ovvero le fotografie dei manoscritti, necessariamente piccole ma ben riprodotte dalla stampa. L' inedito abbinamento funziona grazie al progetto grafico carthusiano – tutto rettangoli, cornici e fondi colorati tono su tono (e arzigogolati capolettera che riecheggiano lo stile manoscritto) – contenuto in un volume dal formato inconsueto (e quindi in perfetto stile Carthusia) con sviluppo decisamente verticale. Per ultimo, ma non meno importante, l'apporto di Roberto Piumini, un fuoriclasse della letteratura per l'infanzia, uno che non finisce mai di stupire per l'eclettismo e la “costanza di rendimento” nonostante sia forse il più prolifico degli autori italiani. Ha prestato la penna al progetto di Adriana Paolini con una serie di otto brevi racconti tratti dalle vicende del libro manoscritto, arrangiati con eleganza e davvero ispirati, così omogenei da rappresentare un sorta di libro parallelo, complementare alla parte storica. Leggendo queste pagine che esaltano la funzione del messaggio scritto in un tempo in cui, come mai è accaduto nella storia dell'uomo, sta perdendo centralità e ruolo, mi tornava in mente Nanni Moretti nel film Palombella rossa: “Bisogna trovare le parole giuste, le parole sono importanti”. Che ne sarebbe della parola giusta in un mondo senza libri?



 

 

 

 
 
 
 

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