L'isola del tesoro

L'isola del tesoro
Alla locanda Admiral Benbow è arrivato uno strano signore: si fa chiamare solo Capitano e non si separa mai da una grande e pesante cassa di legno. Un giorno il piccolo Jim, che lavora nella locanda insieme alla madre, riceve dal Capitano un compito: per un quartino d'argento dovrà controllare giorno e notte l'entrata del locale per vedere se da quella porta si affaccia un uomo senza una gamba. Alla locanda però uomini senza gamba non se ne vedono, compare invece un poco raccomandabile filibustiere chiamato Cane Nero che, dopo un diverbio, scappa dal locale inseguito dalle coltellate del Capitano. Subito dopo però il cuore dell'uomo non regge e il Capitano cade a terra per un collasso. Passano due giorni e il moribondo riceve la visita di un viandante cieco che gli lascia un pezzo di carta macchiato di nero. È il colpo di grazia: poco dopo il Capitano è morto stecchito. La situazione per Jim e la mamma si fa troppo pericolosa, così decidono di scappare, ma non prima di aprire la misteriosa cassa del Capitano e ritrovarsi tra le mani un sacchetto che custodisce una mappa del tutto particolare...
C'è da scommetterci, anche tra quattrocento anni, quando andare a farsi un fine settimana negli impianti termali sui satelliti di Giove, o giocare una partita a scacchi con il proprio robot sarà una cosa normale, il sogno dei bambini – l'avventura per eccellenza – sarà sempre quella di andare a caccia di un tesoro. Anche per questo il romanzo nato dalla penna di Robert Louis Stevenson, nel lontano 1883, continua ad affascinare un pubblico sempre più grande di lettori. Il dubbio però che col passare degli anni la cristallina prosa di Stevenson possa risultare un po' indigesta ai più piccoli può venire. E l'esperimento della collana I classicini va proprio in questa direzione: riadattare per il pubblico dei lettori più giovani i grandi classici della letteratura per ragazzi grazie all'aiuto di importanti autori contemporanei. Con L'isola del tesoro ci ha provato Pierdomenico Baccalario che, da quando nel 1998 ha vinto il premio Battello a Vapore non si è più fermato. La sua Isola convince e cattura il lettore, senza tralasciare gli avvenimenti importanti e senza perdere il fascino dell'originale. La semplificazione della lingua, rispetto al classico stevensoniano, non impedisce infatti di godere di un intreccio sempre avvincente, arricchito dalle illustrazioni di Matteo Piana. I suoi disegni hanno un po' il sapore caricaturale dei cartoni animati giapponesi, colorati e divertenti, e la velocità del fumetto seriale. Personaggi dalle gambe magre come stecchini e occhi grandi grandi animano le pagine patinate di questo piccolo libro dando nuova vita – se mai ce ne fosse bisogno – ad uno dei classici più letti di tutti i tempi.
 

 

 

 
 
 
 
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