L'isola di cenere

L'isola di cenere
È davvero terribile lo scherzo che viene fatto a chi riceve il consiglio di una gita nella Valle Buia… Perché lo è di nome e di fatto. A memoria d’uomo non si ricorda di un giorno di sole che sia uno da quelle parti: solo tuoni, vento e scrosci di pioggia. Una volta arrivati lì, bisogna attraversare il cimitero delle tredici croci, tenendo lo sguardo basso quando si passa accanto alle rovine del vecchio lebbrosario: più avanti c’è una strada bianca, dritta come un femore, che conduce al castello della paura, dove sono rimasti solo Alfred, il maggiordomo, e Percy, il corvo, una canaglia che ruba di tutto. Come i pendenti che ha appena fatto cadere. Che odorano ancora di mare di laguna, di acque ferme e immobili. Come avrebbe dovuto rimanere anche Nicolas, giunto con i genitori in un piccolo paesino della costa francese, intorno all’ora di pranzo, in pieno agosto, per trascorrere le vacanze. Ma il primo impatto è del tutto negativo: la giornata è grigia, la casa è piena di polvere, c’è un gatto guercio che gli dà inquietudine. E poi una ragazzina, dai lunghi capelli castani e gli occhi azzurri…

Le vacanze del piccolo Nicolas è un recentissimo e piacevolissimo film, attualmente nelle sale italiane, girato da Laurent Tirard e interpretato da Mathéo Boisselier, Kad Merad, Valèrie Lemercier, Dominique Lavanant e l’ottimo Luca Zingaretti, che fa seguito a Il piccolo Nicolas e i suoi genitori. È sempre tratto dalle pagine firmate da Goscinny (sì, proprio quello di Asterix) e Sempè, e il protagonista continua a vivere, con la complicità della magia del cinema, mirabolanti avventure anche durante l’estate, per definizione la stagione della scoperta, della novità, quella nella quale le consuetudini, in primis la scuola, vengono lasciate da parte e si cerca, ognuno con i propri mezzi, di esplorare il mondo. Il protagonista si chiama Nicolas. Cambiato ciò che dev’essere cambiato (qui si finisce in una dimensione assolutamente fantastica, e il primo motore delle azioni non è un film, ma un tenero innamoramento), nel libro di Elena Peduzzi succede lo stesso: colpi di scena in buon numero, un percorso di crescita raccontato con levità e un’atmosfera horror che mantiene viva e alta la tensione e l’attenzione.

 

 

 
 
 
 

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