L'isola di fuoco

L'isola di fuoco
Il piroscafo partito da Melbourne e diretto al porto di Nelson, in Nuova Zelanda, solca tranquillo il blu dell'oceano. Il capitano è un certo Watt, uomo di mare affabile e gentile con tutti i passeggeri, pronto a stringere subito amicizia. Le coste della terraferma iniziano ad avvicinarsi quando un'avaria costringe i macchinisti a mettersi a lavoro per far ripartire il prima possibile il piroscafo. Il capito Watt ordina di issare le vele ma non c'è nemmeno un alito di vento. Niente di cui preoccuparsi, almeno finché il nero della notte non viene squarciato da un'esplosione improvvisa. Qualcosa, in mezzo al mare, sta andando a fuoco. Appena il capitano apprende la notizia sgrana gli occhi, sembra sapere alla perfezione quanto sta accadendo. Quella che brucia non è una nave ma un'isola e, a giudicare dall'espressione del capitano, la situazione è tutt'altro che sotto controllo...
È interessante capire come a più di cento anni dalla sua prima uscita venga riletta un'opera letteraria. Emilio Salgari, nonostante la sua fervida immaginazione, certo non si sarebbe mai immaginato che la sua Isola di fuoco sarebbe diventata una piattaforma petrolifera in mezzo all'oceano. La rilettura del racconto dell'autore di Sandokan poggia sulle splendide tavole di Luca Caimmi, illustratore classe 1978 proveniente dall'accademia di Urbino. La cosa più sorprendente è il modo, quasi perfetto, in cui le parole di Salgari si sovrappongano senza sbavature ai colorati disegni di Caimmi riflettendo nuovi e attualissimi significati. Chi l'avrebbe detto che le «vampe che talora diventavano azzurrognole come se bruciasse dello zolfo» invece di alzarsi da un'isola misteriosa si sarebbero levate da una piattaforma petrolifera? Chi avrebbe immaginato che le «immense lingue di fuoco» e le «nubi di fumo nerissimo» sarebbero state causate dall'incendio di petrolio in mezzo al mero? Le tavole di Caimmi si succedono facendo balenare ampi paesaggi marini e microscopici dettagli, dagli occhi sbalorditi del capitano ad un banco di pesci morti sul mare. I disegni precisi e i colori intensissimi, dal blu del mare al nero del petrolio, fanno rivivere il racconto di Salgari riportando alla mente il disastro ambientale nel Golfo del Messico. Se l'isola dell'autore del Corsaro Nero spaventava i lettori come la balena di Melville (potenza devastatrice della natura) l'isola di Caimmi è ancora più spaventosa, potenza devastatrice dell'uomo sulla natura. Solo alla fine del libro il testo non coincide con lo sguardo di Caimmi, quando la «più pittoresca baia della Nuova Zelanda» stride con il racconto a disegni della marea nera che invade le coste: nessuno, cento anni fa, avrebbe scommesso che l'uomo avrebbe superato la meravigliosa fantasia di Salgari!

 

 

 

 
 
 
 
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