L'occhio del bramino

L'occhio del bramino
Golden Harvest sembra ai due gemelli Tom e Josh Arper il posto più noioso della Terra. Eppure ha una lunga storia, e non del tutto pacifica. Poi c'è la statua dell'eroe Jonas Harvest e, naturalmente, una grande fiera in cui trovare ogni sorta di stranezze. Così, se ogni anno si racconta in famiglia la stessa vecchia storia di quel giovane eroe che sconfisse la maledizione che pesava sulla città, per una volta i due gemelli hanno pensato a a un diversivo: un modo per far prendere un bello spavento (e farla pagare) alla perfettissima e carinissima (con tutti i grandi ma non con loro) Annabel. E' l'occhio di vetro del bramino Chakaratha: sembra un occhio vero e solo a vederlo è feroce da far venire la pelle d'oca, i suoi proprietari sono sempre morti in circostanze misteriose e, dice il vecchio venditore dalla lunga bocca, ha la capacità di evocare i tre spiriti del serpente, della scimmia e della tigre per esaudire tre desideri. Ai due gemelli sembra tutto inventato, ma il maggiordomo del Castello della Paura aveva avvertito, prima di iniziare a raccontare la loro storia: “Se solo sbagli desiderio...”.

In bilico tra passato e presente, in un'ambientazione che anche quando è priva dei veri e propri elementi di mistero sembra sospesa tra epoche differenti, la storia si svolge raccontando sentimenti quotidiani come l'invidia, o la rivalità tra ragazzi, accanto a situazioni meno comuni e avventurose. Fa da cornice, come per l'intera serie, l'introduzione del maggiordomo del castello della paura. La narrazione si fa più convincente quando ci si allontana dal reale e la lettura procede in maniera gradevole e trascinante. Ma se l'esser così costruito può a volte rendere un po' artefatto il linguaggio, è il punto di forza nella struttura della storia: è proprio la catena degli eventi, fino al gran finale, che funziona anche meglio delle situazioni in cui aleggia una minaccia di morte o il brivido è esplicitamente ricercato dai personaggi. Ciò che spaventa – e i conti tornano, visto che nella nota conclusiva l'autrice dichiara di ispirarsi al “mago del brivido per eccellenza” Alfred Hitchcock – non sono esclusivamente le forze arcane del mondo ma anche l'umanità con i suoi pensieri, i suoi progetti e i suoi desideri.

 

 

 
 
 
 
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