L'onda

L'onda

In una spiaggia assolata arriva una bambina, accompagnata dalla mamma. Si avvicina all’acqua e intravede la possibilità di trasformare una semplice passeggiata in un gioco irresistibile. Comincia a giocare con l’onda che si frange sul bagnasciuga mentre un gruppetto di gabbiani le rifà il verso; salta, schizza, fa linguacce, provoca la sua compagna di giochi finché l’onda la sommerge inzuppandola da capo a piedi ma svelando un tesoro di conchiglie che restano sulla sabbia. Il gioco sembra poter proseguire all’infinito ma la mamma chiama e la bambina si congeda, soddisfatta e riconoscente...
Ci sono libri che non passano inosservati, che non puoi fare a meno di notare in mezzo agli altri, che ti chiedono con insistenza di prenderli e aprirli. Non sono molti a dire il vero… ma L’onda è uno di questi. Il formato panoramico (che allarga la visione in senso orizzontale come fa un televisore 16/9) costringe, a libro aperto, a fare i conti con il flusso di lettura della tavola. Non basta un’occhiata per abbracciarla tutta ma bisogna trascorrere da destra verso sinistra e a ritroso con un moto pendolare dello sguardo che mima l’azione dell’onda quando si frange e poi si ritira. Poi ci sono i due colori… il carboncino nero, l’acrilico turchese e le loro combinazioni. A sinistra la bambina a carboncino, cinque gabbiani e una spiaggia, a destra l’onda turchese, in mezzo il taglio del libro che prima li separa e poi li unisce… nient’altro. E per quaranta deliziose pagine le schermaglie e i giochi di una bambina e di un onda prendono la scena del libro con la naturalezza disarmante di una storia universale. Le sfumature dell’amicizia, la fusione con il mondo naturale, la ricchezza nascosta negli avvenimenti minimi della nostra vita, di questo parla L’onda, ma è anche un elogio della vitalità, della spontaneità, del gioco fine a se stesso. La scelta dei mezzi espressivi – il tratto stilizzato, gli accostamenti cromatici – la vitalità del segno e il minimalismo narrativo rendono L’onda non soltanto uno spettacolo per gli occhi dei genitori ma anche un libro davvero appagante per i più piccoli. Un po’ in controtendenza con alcuni titoli della Corraini che stuzzicano più l’intellettualismo dei grandi che la pancia dei bambini. Un’ultima notazione. Avrete faticato a scovare in questa recensione un accenno ai testi semplicemente perché… testi non ce ne sono. La coreana Suzy Lee ha creato una scena di linee e colori di tale limpidezza che esprime senza sforzo la grammatica e la sintassi necessarie alla storia: le parole qui non sarebbero state soltanto superflue ma quasi deturpanti, come le targhette dei titoli accanto ai quadri nei musei. Ci sono libri che non passano inosservati, dicevamo: il New York Times ha inserito L’onda nella lista dei 10 libri illustrati per bambini più belli del 2008. Appunto…

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