Méto - Il Mondo

Méto - Il Mondo
Rientra nella Casa, Méto, per tutti il traditore: il potere gestito dai Cesari è abile nel fare in modo che l'ultimo arrivato venga spesso isolato, se non minacciato, e messo alla prova in intelligenza e resistenza. I bambini della Casa, le Orecchie tagliate, perfino lo stesso gruppo E, l'élite in cui Méto dovrebbe integrarsi: tutti sembrano sospettare di lui. Ma lui continua a promettere libertà ai suoi compagni di un tempo e ai nuovi amici che le circostanze gli procurano, anche se fidarsi, mantenere la parola e alimentare le speranze non è certo un'impresa da affrontare a cuor leggero. Con il tempo, l'addestramento e la motivazione, la scaltrezza di Méto aumenta, le informazioni sul suo passato si fanno a poco a poco più chiare, prende forma un progetto che potrebbe restituire la libertà a tutti gli abitanti dell'Isola e forse anche oltre. Il Mondo, con la sua tecnologia, le sue classi sociali, le sue strutture di potere, offre un contesto più ampio ai misteri dell'Isola, spiegati e moltiplicati al tempo stesso, in uno scenario postbellico dominato dalla paura, dalla contaminazione, dal controllo, dai segreti. La scoperta della società esterna, delle famiglie, dell'altro sesso porta però con sé la speranza di un futuro in cui le regole e le condizioni possano essere ben diverse da quelle subite finora.
Riprendendo il filo direttamente dal libro precedente, il terzo capitolo della saga di Méto riporta al clima chiuso e oppressivo del primo volume, ma solo per aprire finalmente la prospettiva al Mondo, e chiarire a poco a poco le ragioni dell'esistenza della Casa e i legami degli abitanti dell'Isola con l'esterno. Un mondo non meno oppresso e chiuso,  non meno dominato dal terrore, dalla violenza, dalla soggezione ad un potere assoluto e autoritario. Non ci sono sconti: la violenza produce feriti e morti, c'è chi tradisce e chi nuoce agli amici a volte anche senza volerlo e la purezza di un personaggio è spesso solo una questione di circostanze. La tensione narrativa è sempre fortissima, sostenuta dagli ideali del ribelle da una parte e dalle sfide che affronta dall'altra. L'intelligenza di Méto è protagonista, e il lettore stesso – come già in altri punti della trilogia – è sollecitato a risolvere enigmi e problemi, in un mondo di e per ragazzi che non è mai edulcorato, mai tenero, mai semplicistico, artificiale solo nella misura in cui il sistema stesso è espressione di una volontà precisa e arbitraria all'interno della trama, e che si presta bene anche all'approfondimento e alla discussione al di fuori del libro. Peccato per il cambio di ritmo finale, che risolve in poche pagine alcune fasi della vicenda che avrebbero probabilmente ben sostenuto l'intensità dell'intera trilogia. Rimane, forse, da chiedersi se sia davvero possibile giocarsi il destino in una partita di inche, ma di certo per Méto (e il messaggio è esplicito, alla fine) è necessario che sia diritto di ciascuno scegliere come e in nome di cosa giocare il proprio futuro.

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