Maestrapiccola

Maestrapiccola
Cosa fanno i bambini nelle ore in cui nessuno li vede in giro per la città? Quando le strade e i giardini cittadini, prima percorsi da bici e palloni, non si animano più di voci allegre, di pianti improvvisi  e di urla gioiose?  Quando ricominciano le corse indemoniate verso scuola, per arrivare prima del suono della campanella e tutta la città si riveste della sua uniforme da lavoro? I bambini vanno a scuola, si ritrovano insieme in un posto fatto apposta per loro e con i loro occhi grandi imparano a leggere il mondo. Talvolta capita che anche gli adulti riescano ad “indossare occhi grandi”, per vedere l’essenziale e invisibile agli occhi, per  osservare ed esplorare anche le più piccole cose e soprattutto, le “piccole persone” che hanno intorno. I bambini si raccontano e,  a chi discretamente sa infilarsi nelle loro vite,  lasciano intravedere i giochi e i colori della cameretta, le attese e le delusioni,  una mamma che tarda ad arrivare e un papà che rientra a casa con mille pensieri per la testa. Con parole nuove e fantasiose, restituiscono la realtà in modo buffo, ma assai preciso: la carta che si imbibisce d’acqua è una carta che “si spugna tutta”. Mettono in serie difficoltà gli adulti che si ostinano ad esprimersi in modo ambiguo: se la maestra chiede di fare un disegno a piacere, vorrà sicuramente  dire che il disegno lo si farà soltanto se si ha il piacere di farlo. Sovrappongono realtà diverse a contesti simili e semplificano il tutto con l’immancabile magia: una ferita è “la pelle che si scuce” e per ricucirla, prima di ogni unguento, servirà  un filo di baci. I bambini  guardano gli adulti, a loro si affidano e avanzano richieste semplici, ma scritte in un codice segreto. Difficile decifrare e curare la rabbia di un bambino che, come una furia, distrugge tutti i suoi giochi, fa a mille pezzi un foglio di carta, picchia un suo compagno di scuola: perché i bambini restituiscono la realtà che osservano  in modo drammatico, a volte, ma sempre preciso...
“Spugnature e spensieri di un anno di scuola”. Così recita il sottotitolo del libro scritto da una maestra davvero speciale. Cristina Petit, nome con cui si firma l’autrice, è un’insegnante curiosa, desiderosa di  “annusare la scuola da dentro”, capace di farsi tanto piccola da entrare nel cuore dei suoi studenti: siano essi i teneri nanetti di una classe della Materna, i bambini dell’Elementare o gli adolescenti della Secondaria.  E sì, perché  la particolare lentezza delle assunzioni nella scuola italiana le ha permesso di “girare” in ogni ordine e grado di scuola, prima di trovare pace in un posto di ruolo. Maestrapiccola è il nome del blog (http://blog.libero.it/maestrapiccola/) in cui la Petit, dal 2009, scrive le riflessioni e le annotazioni delle sue giornate, vissute dentro e fuori la scuola, ma sempre con gli occhi aperti e grandi puntati sull’universo bambino. Il libro, che è una raccolta di alcuni - i migliori, a detta dell’autrice - post pubblicati, è il racconto di un intero anno  trascorso tra i banchi - e non solo dietro la cattedra - scandito, mese per mese, attraverso le storie  sintetiche e incisive di piccoli grandi prodigi, narrate con una penna che, lesta e lieve, trascrive le voci degli  abitanti del mondo chiamato scuola, tratteggia gli odori e i malumori di chi si spende per un’istituzione,  spesso, bersaglio di incongrue riforme. Tra le righe e le parole, divertenti immagini accompagnano le “spugnature e gli spensieri” e li custodiscono, tradotti  in un linguaggio giocoso e universale. Alla fine dell’anno, che si conclude con i racconti di giugno - strano, ma vero - vien voglia di ritornare subito a settembre, per sentire ancora quelle voci, per annusare l’odore di gesso e carta, di tempere colorate e gomma pane e non avere più ansie per la campanella che suona ed un anno di scuola che ricomincia, per tutti.

 

 

 

 
 
 
 
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