Martino piccolo lupo

Martino piccolo lupo

La nebbia è fitta fitta, tanto da nascondere la luna, ma Mamma lupa è felice. Riposa serena accoccolata accanto a Martino, il suo cucciolo che è appena nato e che ancora non sa dove finisce il suo muso e dove comincia il cielo. Tutto il branco festeggia l'arrivo del piccolo con lunghi ululati perché si sa, è appunto questo che i lupi fanno: ululano. Martino cresce ed è un lupacchiotto molto sensibile: adora le ciliegie e ha paura delle farfalle. Con il passare del tempo però la sua mamma è sempre più preoccupata: il suo cucciolo ha paura delle farfalle, mangia ciliegie, non guarda la luna e, soprattutto, non ulula! Anche il capobranco dice che Martino non sarà mai un vero lupo! Agli altri piccolo poi, non piace trascorrere il tempo con lui perché le sue paricolarità, in fondo, intimoriscono un po'. Per fortuna Mamma lupa non abbandona Martino, ma tutto l'amore di una mamma non può sosituire la compagnia degli amici. Il lupacchiotto saprà dimostrare di essere un vero amico ma ci vorrà l'intervento di una simpatica oca per dissolvere la nebbia e mostrare a tutti chi è veramente Martino.

La storia di Martino è tutta basata su un gioco di metafore calzanti e al tempo stesso delicate che permettono ai lettori di ogni età, di riflettere sul tema dell'autismo. Nebbia, luna, ciliegie, ululati, tutto trova un posto e un senso in un libro pervaso di tenerezza grazie anche alle illustrazioni di Simona Mulazzani. Gionata Bernasconi, scrittore per l'infanzia ed educatore specializzato proprio in autismo, trae dalla propria esperienza e dal confronto con persone affette da questo disturbo e con le loro famiglie gli strumenti per raccontare ai più piccoli la disabilità. Martino non è pericoloso, semplicemente ama le ciliege e comunica in modo diverso rispetto ai propri coetanei; è il branco che non riesce a dare un senso al fatto che il piccolo non ululi. Se il capobranco e i suoi amici fossero pronti ad accoglierlo, Martino, che rappresenta il 7,6 per mille della popolazione mondiale, e la sua mamma vivrebbero molto meglio. Per stimolare i piccoli lettori ad immaginare e ad immedesimarsi nella diversità, alla fine del racconto si trovano alcune pagine che propongono di giocare con il concetto di "strano" e di "normale". Esercizio utile non solo ai bambini ma anche a educatori, genitori ed insegnanti che avranno il coraggio di mettersi in gioco avvicinandosi a questo mondo con semplicità.

 

 

 

 
 
 
 

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