Migrando

Migrando
Una bambina guarda da un’auto uccelli che volano nel cielo. Immagina di essere portata da uno di essi sotto un albero, dove l’aspetta la nonna. Questa, attraverso il filo dei ricordi, le racconta crudeli storie di guerre e di fame, che hanno costretto intere generazioni di europei ad emigrare verso terre lontane, per rifarsi una vita. Sono i viaggi della speranza e del coraggio di italiani, spagnoli, tedeschi, irlandesi, polacchi, che partivano all’inizio del ‘900 con grandi bastimenti alla volta dell’America. Qui mettevano su casa, accolti da altri immigrati. La bambina, diventata adulta, guarda davanti a sé quel mare che i suoi nonni hanno solcato molti anni prima. Si gira il libro ed ecco un’altra storia. La nostra protagonista, dopo aver salutato la nonna, riparte in aereo destinazione Europa. All’improvviso scorge sul mare, che sta sorvolando, delle “bagnarole”, povere imbarcazioni, stracariche di uomini. Poco lontano vede, in stridente contrasto, una spiaggia con bagnanti che prendono il sole e si lasciano dolcemente scivolare in acqua. Anche loro si accorgono di qualcosa di strano in mare. Allora un ragazzo decide di nuotare in direzione di una delle barche, in aiuto di un suo coetaneo che è stato buttato in acqua. Lo porta a riva, dove presto è prelevato da guardie che lo rinchiudono in un centro di raccolta per clandestini, insieme ad altri immigrati africani e asiatici. Per loro il futuro è un punto interrogativo…
Narrare la migrazione di ieri e di oggi è il motivo conduttore di Migrando: interessante è l’approccio stilistico, il racconto per immagini, utilizzato da Mariana Chiesa Mateos, argentina di nascita, nipote di emigranti spagnoli e lei stessa emigrata in Italia, dove lavora come disegnatrice. All’inizio di questo volume bifronte, costituito da due storie che si possono leggere da un lato e dall’altro, dichiara che il suo è “Un libro senza parole. Sarà perché le parole si sono solo nascoste aspettando la meraviglia di un gesto”. Tutto, quindi, è lasciato all’immagine, che stimola a “re-inventare” la storia e soprattutto a riflettere sul significato attuale di “migrazione”, allontanandosi dalle etichette semplicistiche e fuorvianti di cui è stata caricato oggi quest’etimo. Sono i disegni a parlare: uccelli in volo, uomini in movimento, alberi, il mare, che con le sue acque unisce e separa le popolazioni. La Mateos racconta due diverse ondate migratorie: quella europea di inizio secolo verso l’America e quella odierna che vede invece proprio nell’Europa la meta di magrebini, sudanesi, eritrei, pakistani, cinesi. Una volta erano i viaggi della speranza su navi vere, ora sono i viaggi della disperazione su carrette fatiscenti, entrambi però accomunati da medesimi destini: la fuga da conflitti bellici o da una povertà senza fine e la ricerca di pace e di benessere. L’Europa diventa così anello di congiunzione tra passato e presente, fattore che dovrebbe unire piuttosto che dividere. Per dirla con l’autrice siamo in attesa di un “gesto” che produca una cultura dell’accoglienza e della condivisione, capace di abbattere gli steccati dell’indifferenza e del rifiuto. Migrando denuncia la mancanza di rispetto per l’altro, ma in modo colorato, perché crede che le “diversità” non siano un ostacolo ma una ricchezza da non perdere. A riguardo di quest’opera Christine Weise, Presidente della Sezione Italiana di Amnesty International, ha detto: “Questa piccola, intelligente creazione può aiutarci a guardare al futuro con la voglia di capire di più e con la voglia di sentirci più vicini, figli e naviganti di uno stesso grande mare”. Un futuro che la Mateos rappresenta con l’immagine del ragazzo bianco che soccorre in mare il ragazzo nero, in una sorta di abbraccio ideale. Quello che dovrebbe fare ognuno di noi per non incontrare nell’esistenza di tutti i giorni quella tristezza che si legge negli occhi degli extracomunitari disegnati in Migrando.

 

 

 
 
 
 
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