Mirtilla

Mirtilla
Gli animali hanno aspettato per mesi… e, intanto, la pancia di mamma elefante cresceva… cresceva… Per tutto questo tempo, ogni volta che gli animali si incontravano, si chiedevano l’un l’altro: “Hai notizie? L’elefantino è nato, finalmente? Ancora niente? Ma quanto ci vorrà ancora?” Finché una bella mattina di primavera… “È nato! L’elefantino è nato!” grida Scimmietta. Tutti gli animali corrono a conoscere il nuovo arrivato. “OoO… oOH!” mormorano in coro. “È bellissimo!”
Ed è così che lo stupore, la meraviglia, la gioia che ogni nascita porta con sé coinvolge tutti gli animali che, con gli occhi lucidi per l’emozione, ammirano la bellezza dell’elefantina appena nata. La zia esclama “Mi assomiglia come una goccia d’acqua!”, il maialino Piggy “Hmm assomiglia un po’ anche a me! Il corpo, qua e là, è di un bel rosa… maialino!”. Anche Topotto ritrova un po’ di sé nella coda che si muove proprio come la sua. Leprotto si “rispecchia” nelle orecchie grandi e morbide, il leone intravede dei peletti sulla testolina, Scimmietta riconosce nella proboscide una banana, Gigi Giraffa fatica un po’ di più nella ricerca della somiglianza. Ma tutti, proprio tutti, trovano l’elefantina “Carina! Supercarina!”, e non possono fare a meno di ripeterglielo, senza tregua, quasi come una nenia, fino a produrre la sua prevedibile reazione: “Io non sono Carina! Sono Mirtilla!”. Guido Van Genechten – autore anche delle illustrazioni – compone testi brevi, semplici e diretti, che, di primo acchito, possono apparire quasi banali e riduttivi. A guardar meglio invece, scopriamo che Van Genechten ha fatto centro, perché il minimalismo delle frasi e il lessico ridotto all’osso  riescono a riproporre  la naturalezza, la magia e la spontaneità della nascita. Se avesse utilizzato più parole o un linguaggio più complesso, la storia avrebbe offerto un clima emotivo totalmente diverso da quello che accompagna di solito questo lietissimo evento: la felicità che non riesce a tradursi in parole, lo stordimento che ti porta a dire cose quasi senza senso, o scontate, e tu, spettatore del miracolo, che sei lì alla ricerca di un sorriso, di un gemito o di qualche parte di te. Le illustrazioni dai colori caldi e delicati si fanno quasi annusare, toccare, sentire. Il pastello sembra ancora fresco sul foglio e viene voglia di sporcarcisi le mani. Leggendo, sono ritornata ai miei primissimi giorni di scuola, quando non sapevo ancora leggere e mi abbandonavo all’odore “di nuovo” che facevano i libri e ricercavo solo le pagine con delle belle immagini. Un libro tenero che fa molto sorridere e ha come punti di forza l’essenzialità e la purezza, due ottime chiavi per raggiungere il cuore dei piccolissimi lettori (e non solo).

 

 

 

 
 
 
 
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