Mondizia

Mondizia
Lentina, perché a scuola non è un fulmine, ma velocissima con la sua bicicletta, la fedele Quattrosei: Valentina Rossi somiglia in tutto all'omonimo re della pista, nonostante i suoi undici anni. Un giorno, tra un fuori pista e una frenata, Lentina si trova ad inseguire un megatopo, un topone che dal canale si infila in un cunicolo e che la porta alla dogana di Mondizia: cumuli di rifiuti si stendono dall'altra parte della sbarra, ma in mucchi ben ordinati, senza cattivo odore né macchine e rumore. I due Rifiuti Speciali Valentina e Quattrosei si avventurano in questo strano mondo, sperando di uscirne presto e di sfuggire a chi vorrebbe smistarli o farli fuori con il Programma Smaltimento. Il re è molto permaloso, c'è la crisi e perfino la campagna elettorale è fatta di spazzatura. Per fortuna che c'è Alice, la puliziotta, il misterioso Erede al Compost con il suo pollice verde, e, ovviamente, Nutria, a dare un senso all'avventura di Lentina e Quattrosei in questo mondo a rovescio o, meglio, riciclato da cima a fondo.
Niente è come sembra qui, a cominciare dalle parole che designano i diversi luoghi di Mondizia, una topografia intera fatta di parole reinventate: l'Ombelisco, il Ris'Orto, Spiazza Tura... Gli stessi personaggi sono straordinari solo nella Vita Precedente, ma qua sono Rifiutati che hanno finalmente trovato il loro posto, come la draga che non è uomo né donna, ma “un neutro”; un undicenne che dimostra la metà dei suoi anni; un Poeta Creativo che parla solo in rima – e che non sa leggere... in fondo a che serve leggere ai poeti? Roger Rubbish crea un mondo fantastico complesso, debitore di altri “creatori di mondi fantastici” (Lewis Carroll, Neil Gaiman, Terry Pratchett, secondo l'epigrafe iniziale). Un mondo esasperato da politica e televisione, e in cui l'allegoria non è neanche troppo velata: solo la via del riutilizzo e della natura rigenera, solo liberandosi dei potenti (e prepotenti) si può lasciar spazio ad una vita più sostenibile, da tutti i punti di vista. Il misterioso autore “inglese”, attraverso la penna di Fabrizio Casa, crea una storia in cui è impossibile, nonostante l'ambientazione fiabesca, non riconoscere un mondo e una società davvero molto vicini a noi, a partire dalle tematiche ambientali fino all'industria culturale e dell'intrattenimento e alle aperture al queer. Le illustrazioni di Sara Gavioli, in bianco, nero e verde, contribuiscono ad alimentare l'effetto già di per sé straniante di questo universo dall'ironia ricercata e intellettualistica, nonostante il clima avventuroso.
Il libro è scritto con il font biancoenero, specificamente progettato per un'alta leggibilità.

 

 

 

 
 
 
 
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