Nel paese dei mostri selvaggi

Nel paese dei mostri selvaggi
Anche per il più obbediente, il più placido, il più inoffensivo dei bambini viene infine il giorno in cui i freni inibitori si guastano, il senso del limite va a farsi friggere, le raccomandazioni dei genitori arrivano come un farfugliare incomprensibile e fastidioso. Figuratevi per Max che ha il costume da lupo sempre pronto all'uso... Impicca l'orsetto alla stampella, annoda insieme le lenzuola e le inchioda al muro, rincorre il cane con una forchetta in pugno. Una smorfia impertinente sul viso, il candido costume indosso... Max fa davvero paura. Ma non ha fatto i conti con la mamma, che lo spedisce in camera sua sotto la minaccia del più temuto tra i castighi: a letto senza cena! Nel chiuso della stanzetta, comincia a crescere una foresta altissima, si forma un mare e dal nulla salta fuori una barchetta con la quale il nostro eroe prende il largo e giunge, dopo lunga navigazione, fino al paese dei mostri selvaggi, creature bestiali dai denti aguzzi e gli artigli orrendi. Max la peste, selvaggio com'è, non fatica a farsi riconoscere come loro re. A proclamazione avvenuta, sudditi e sovrano si scatenano in sfrenati festeggiamenti che durano l'intera notte. Ma quando giunge l'alba Max si sente stanco, affamato e, soprattutto, molto solo. Ne ha abbastanza dei mostri selvaggi e non vuole più essere loro re. Guidato dal profumo di cose buone da mangiare, salpa di nuovo, questa volta per fare ritorno a casa, alla sua stanzetta, dove trova la cena ad aspettarlo...
Il capolavoro di Maurice Sendak, scritto nell'ormai lontano 1963, è unanimamente considerato un classico dell'illustrazione per l'infanzia. Non ha mai smesso di conquistare i cuori e le teste delle nuove generazioni di piccoli lettori, ha venduto oltre due milioni di copie in tutto il mondo e il 16 ottobre 2009 è prevista l'uscita mondiale dell'adattamento cinematografico di Spike Jonze, visionario regista di "Essere John Malkovich". Insomma, siamo di fronte a una “celebrità”, un libro da Pantheon, uno di quelli citati in tutte le classifiche dei dieci, cinque, tre migliori libri per bambini di sempre. Nel breve spazio di questa recensione invece proverò a far finta che non lo sia, che sia capitato sul mio tavolo per caso, una delle tante nuove uscite, un libro senza passato. Cominciamo, allora… Where the wild things are, il titolo originale, è indubbiamente più preciso e più suggestivo rispetto alla traduzione italiana (anche se io non avrei saputo fare meglio...). Le wild things rappresentano infatti la zona d'ombra di Max, il lato oscuro, il luogo remoto che partorisce la sua rabbia e che nasconde le sue paure. È un posto spaventoso ma è il suo posto. I mostri che lo popolano sono grottescamente orrendi con quegli artigli spropositati, gli occhi gialli, le corna, le enormi bocche armate di denti aguzzi. Eppure non assumono mai espressioni terrorizzanti, fanno paura ma in fondo non smettono mai di sorridergli: quando Max sta per approdare con la sua barchetta, si capisce al primo sguardo chi è il più selvaggio del gruppo. È di se stesso che il protagonista ha paura, della perdita di controllo, del distacco dai genitori provocato dalle sue malefatte, della solitudine. E allora usa (consapevolmente) l'immaginazione, la potenza della sua fantasia che fa esplodere le pareti della “stanza-prigione”, lo libera da quei confini fisici e lo porta lontano, all'origine dell sua rabbia, nel paese dei mostri selvaggi. È qui che Max riacquisterà il controllo della situazione, smetterà i panni da lupo per riprendersi i suoi, tornando come niente fosse alla sicurezza della cameretta e di una cena calda. Il testo scritto di Sendak è di potente semplicità (suona un po' epico a tratti) ed è tarato alla perfezione sulla fascia prescolare (3-6 anni). Le illustrazioni (a penna, inchiostro e acquarelli) mostrano una padronanza fuori dal comune degli equilibri e delle proporzioni dell'immagine e un insolito carattere di necessarietà – nel senso che danno l'impressione che il libro non si possa illustrare in nessun altro modo. P.S. Letto a mia figlia ieri. Ha reagito con la stessa naturalezza ed entusiasmo con cui avrebbe accolto il racconto di una cosa accaduta a lei. Una immedesimazione immediata e profonda. Che strano...

 

 

 

 
 
 
 
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