Nevermoor – Il destino di Morrigan Crow

La nuova assistente sociale, seduta sul divano di casa Crow, non beve il tè, né assaggia i biscotti. Sia mai che la bambina, Morrigan Crow, glieli abbia avvelenati di proposito. In salotto c′è anche suo padre, Corvus Crow, che ha tutta l′aria di voler concludere quell′incontro in fretta: che tiri fuori la lista dei risarcimenti e delle lettere di scuse, così potrà tornare ai suoi impegni di Cancelliere. Punto primo: il consiglio comunale di Jackalfax richiede settecento kred per i danni al gazebo in seguito alla grandinata. Che cosa c′entra Morrigan con la grandine? Pare sia stata sorpresa qualche ora prima del disastro, mentre faceva commenti sul bel tempo con sua nonna. Il giardiniere di famiglia è morto d′infarto. Si è svulippato un incendio a scuola (perché la cuoca, per sua stessa ammissione, ha dimenticato un fornello acceso l′intera notte). Tutte le persone coinvolte hanno visto Morrigan poche ora prima degli incidenti, o addirittura le hanno parlato, perciò la colpa è attribuita a lei. Niente di nuovo per una bambina maledetta. Per fortuna la notte del Vespro è vicina, così Morrigan, al compimento del suo undicesimo compleanno, finalmente morirà e nessuno potrà più imputarle la colpa di nulla. A meno che... non si apra per lei la porta di Nevermoor…

Cattura dal suo incipit il romanzo d′esordio di Jessica Townsend, perché è scritto bene e perché l′idea di partenza è originale e potente. La ragazzina protagonista è una bambina maledetta, cioè infausta, almeno a dare ragione all’opinione che la società in cui vive ha dei bambini come lei. Ma maledire è anche dir male, letteralmente, cioè condannare, attribuire a qualcuno un destino preciso sulla base di un giudizio. Nel caso specifico la condanna deriva dal fatto di essere nata in un giorno particolare dell′anno. Difficile crescere in questo modo, così difficile che chi è maledetto, nella Repubblica di Wintersea, non sopravvive al suo undicesimo compleanno. Quando Jupiter arriva a soccorrerla in aracnomobile, Morrigan è stupita non tanto dal suo strano mezzo di locomozione, quanto dalla possibilità di avere un futuro, sia in termini di tempo che di possibilità: non morirà affatto, anzi sarà ammessa alla prestigiosa scuola di Wundrous, dove dovrà affrontare quattro prove e soprattutto scoprire qual è il suo talento, scardinando l′abitudine a pensarsi come una combinaguai. Una bella storia che parla di fiducia – bene così importante da dare e ricevere – e dell′avventura di scoprire chi siamo. Primo volume di una trilogia, è già stato tradotto e apprezzato in moltissimi Paesi.

 


 

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