Non chiamarmi Cina!

Non chiamarmi Cina!
Antonio, o meglio Toto, è un diciassettenne fortunato: gioca a calcio e sta per vincere il campionato, a scuola va bene (tranne in latino, la sua kryptonite), ha degli amici fidati con cui gioca alla play appena possibile, il mister e i suoi genitori sono figure esigenti ma giuste, che lo spingono in modo positivo a perseguire i suoi sogni. A un certo punto, però, arriva Rossana: bella e misteriosa, brava in tutto, deve barcamenarsi tra il ristorante e il bar che i suoi genitori hanno avviato dopo essere emigrati dalla Cina, affrontando ogni giorno il fatto di non sentirsi pienamente italiana né libera dalle tradizioni cinesi. La loro storia appare subito tanto importante quanto difficoltosa, vissuta come uno scontro di civiltà, un terreno su cui mettere alla prova la capacità di integrazione e d'accettazione delle due culture. Tutto si complica quando Toto riceve un'importante offerta da parte della primavera dello Zurigo: riusciranno a stare insieme nonostante tutto?
Questo piccolo romanzo è indubbiamente un libro dalle buone intenzioni: da un lato, vuol far conoscere una realtà, quella cinese, che sempre più è presente nel panorama italiano e che evidenzia un grande bisogno d'integrazione; dall'altro, parla di amore, amicizia e sogni da perseguire e realizzare. Il problema è che le intenzioni da sole raramente fanno un libro. Il romanzo procede sotto forma di diario di Toto (che ammette da solo, all'inizio, l’inverosimiglianza di un ragazzo che tiene un diario) e utilizza, perciò, un linguaggio simil-adolescenziale che, in realtà, suona piuttosto artificiale e compiaciuto. Anche i personaggi, nonostante l'intento diametralmente opposto del romanzo (e cioè di andare oltre i cliché), risultano stereotipati: Toto è un ragazzo di diciassette anni che vuole fare il calciatore professionista, Rossana è una cinese oppressa dalle usanze tradizionali dei genitori. Lo stesso accade con le cosiddette figure di riferimento, a cui si aggiunge una nota di buonismo poco credibile: il mister è un mito che incoraggia sempre tutti e fa discorsi epici pre-partita, i genitori non fanno pressioni, non si arrabbiano, chiedono spiegazioni nel modo giusto. La scena è idillica, certo, e non impossibile; tuttavia, appare poco verosimile per un adolescente. La nota più positiva, paradossalmente, riguarda il tema su l'autore avrebbe potuto più facilmente cadere nella banale: la piccola storia d'amore tra i due ragazzi è estremamente tenera, totalizzante come la si può vedere solo a diciassette anni, e mette in evidenza la difficoltà di gestire una relazione tra due culture ma, al contempo, anche l'estrema ricchezza che ne deriva.

 

 

 

 
 
 
 
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