Numbers

Numbers
Londra 2010. Jem, una ragazzina di quindici anni, è in grado di vedere negli occhi delle persone sequenze di numeri. Otto numeri, che la spaventano e la ossessionano. Riesce a vederli sin da bambina. Il primo numero è quello negli occhi della madre ("10102002"): sua madre muore di overdose. Ed eccola lì la sorpresa: gli otto numeri impressi in quegli occhi corrispondono alla data esatta del giorno in cui Jem la trova distesa sul letto, con l’ago della siringa ancora infilato nella vena del braccio, le lenzuola e il pavimento sporchi di vomito.  Da quel momento viene affidata a diverse famiglie e inizia a camminare a testa bassa evitando lo sguardo delle persone, ma soprattutto evitando di stringere legami affettivi con chiunque. Molto spesso, quando non se la sente di andare a scuola, vaga per la città, come tanti altri ragazzi della sua età. Ragazzi che gironzolano malinconici, senza una meta, ignorati dalla gente. Un giorno, sotto un ponte, vicino al canale, incontra Spider, un compagno di classe. Un ragazzo nero, che per la statura (un metro e novanta centimetri), l’esuberanza, ma soprattutto per l’ odore sgradevole, non passa mai inosservato. Iniziano a conversare, a conoscersi. Iniziano a diventare amici. Un giorno, mentre sono in attesa di fare un giro sulla famosa ruota panoramica di Londra, Jem vede lo stesso numero negli occhi delle persone in fila e decide di fuggire assieme a Spider. Appena si allontanano, la ruota esplode e provoca una carneficina. I due vengono ricercati dalla polizia, prima come possibili testimoni e poi come terroristi. Durante la fuga, l’amicizia diventa più intima…
Numbers è il primo libro della (progettata) trilogia di Rachel Ward, pluripremiata scrittrice britannica che vive a Bath, un paese dell’Inghilterra del Sud, famoso soprattutto per le sue antiche e incantevoli terme Romane, le uniche terme naturali dell’Inghilterra.  La Ward racconta che la prima idea del racconto le è arrivata durante la classica passeggiata mattutina in compagnia del cane. Stava pensando al romanzo di Bill Pullman La bussola d’oro, la cui  protagonista  è una ragazza dotata di un dono straordinario: da lì l’intuizione di riproporre lo stesso schema in una storia ambientata nell’Inghilterra dei nostri giorni per vedere “cosa sarebbe potuto succedere”. A dispetto delle sue 329 pagine, Numbers è non è di certo un libro “pesante”. Scritto  per  un target  ben definito, i cosiddetti young adults (linguaggio e densità di scrittura sono spie inequivocabili) riesce a catturare anche una fascia di pubblico più matura grazie ad una trama ben congegnata nonostante il fatto che, dal punto di vista stilistico, non tocchi vertici di originalità. Un merito della Ward  è sicuramente quello di aver costruito dei protagonisti attendibili, poco attraenti fisicamente, con prospettive di vita non invidiabili, così diversi dai tanti belli e dannati che popolano i libri e le pellicole di moda negli ultimi anni. Jem e Spider sono dei ragazzi difficili, hanno vite complicate: “Ci sono posti dove vanno ragazzi come me. Ragazzi tristi, ragazzi ribelli, ragazzi annoiati e solitari … ragazzi diversi dagli altri, insomma.”  Ragazzi senza genitori affettuosi o vivi, ragazzi sbandati che rubano, snobbano la scuola, fumano, s’impasticcano. Ragazzi che sanno usare le armi. Ragazzi invisibili, che vivono nei quartieri più poveri della Londra di oggi. Alla fine però l’epilogo non è proprio imprevedibile e ci sono anche evidenti cali di tensione narrativa.  Peccato, perché la trovata di attribuire a ciascuno una data di scadenza della vita impressa negli occhi, come succede sui tappi o le etichette dei prodotti alimentari, era davvero affascinante…

 

 

 

 
 
 
 
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