Opera d’arco

Opera d’arco
Due bande di ragazzi si confrontano in un piccolo paese nel quale la vita si svolge tutta fra la piazza e la chiesa, la scuola e l’osteria. Le bande hanno nomi d’alberi: “Il Tiglio” e “La Quercia”. La prima è capeggiata da Tonino Occhio di Falco, un quattordicenne che già è in grado di guidare la vecchia Fiat 1100 del padre e che nasconde copie di Le Ore e di Play Boy nella sede della sua banda, una capanna di legno ben salda e ben protetta, quasi inespugnabile, sul grande albero. Marco Frustone, il suo rivale, è altissimo “con le braccia grandi come le gambe di uno normale e le spalle così larghe da riuscire a portarci sopra un sacchetto di cemento da mezzo quintale”. La capanna della banda della Quercia, che sorge accanto all’omonima vecchia pianta, non ha nulla di speciale: d’inverno tutti la possono vedere e vi si può entrare con facilità. Undici sono i ragazzini che militano nelle due bande, cinque nella prima e sei nella seconda. Un protagonista fondamentale della vita del piccolo paese e dell’economia del racconto è don Carmine, il parroco giunto tra i monti da fuori, da un paese caldo e luminoso della costa. Don Carmine conosce tutti i segreti della chiesa e della sacrestia ed i ragazzini più piccoli, ma anche i grandicelli già arruolati nelle bande, gli girano attorno, più curiosi che attenti o partecipi dei riti. Rocchetto, in particolare. Rocchetto è interessato a sapere perché Dio non punisce i peccatori e come arrivano e si combattono le tentazioni di Satanasso. Don Carmine non conosce tutte le risposte e talvolta taglia corto. Però ha dei segreti, uno in particolare è terribile e darà origine “al fattaccio”, un evento capace di cambiare la vita a tutto il paese...
Ruvidi e ruspanti come i protagonisti de La guerra dei bottoni , ma, almeno fino al “fattaccio”, meno crudeli: sono così i ragazzi protagonisti di Opera d’arco. La loro legge è quella della montagna, dura ed essenziale; i loro pensieri si esplicitano in una lingua dura e sintetica, un dialetto in via d’estinzione che si incide sulle pagine con la forza delle cose rare e perdute; la loro ribellione alle prepotenze e alle ingiustizie è un po’ primitiva, ma sempre chiara e coerente. L’autore del romanzo, Tony Saccucci, è un insegnante di filosofia al suo esordio che (i lettori se ne accorgerano subito) si rivela molto positivo, molto convincente, davvero maturo.

 

 

 

 
 
 
 
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