Oscar il gatto custode

Oscar il gatto custode
Mi chiamo Oscar e sono un gatto. No, non uno di quelli tutto pelo e croccantini: io sono un gatto custode. Abito a Villa Speranza, dove ci sono settantatré camere da letto in cui vivono altrettanti nonni (qui, i bambini non ci sono). E poi ci sono le infermiere, i medici, i cuochi e il giardiniere, che vengono qui ogni giorno. Qui a Villa Speranza ho molto da fare. I nonni che vi abitano non sono sempre gli stessi: alcuni restano così poco tempo che non faccio in tempo a conoscerne l’odore; altri, sono sempre stati qui, da quando ci sono io. La signora Lisa, ad esempio, non parla più, e sta sempre in silenzio. Però, quando i nipoti le portano i fiori, lei sorride. Forse parla coi sorrisi invece che con le parole, e a me parla molto, visto che mi sorride sempre…

Oscar il gatto custode è un libro coraggioso, che parla di malattia e fine vita. La storia di questo gatto che accompagna gli ospiti di una clinica nel loro viaggio verso la morte è, per quanto possa sembrare assurda, ispirata ad un fatto vero. Il gatto Oscar vive infatti presso una casa di riposo di Providence negli Stati Uniti, e pare che abbia accompagnato almeno venticinque persone nel loro passaggio, “vegliando” il paziente in fin di vita fino all’arrivo dei suoi famigliari. Chiara Valentina Segré fa parlare il gatto “miracoloso” in prima persona con molto naturalezza, il suo dono di guardiano sembra quasi una facoltà come un'altra. Ciononostante, si tratta, inutile nasconderlo, di un albo triste (nel miglior senso della parola) perché parla, senza fronzoli, di morte e perdita. Ma non manca la speranza, ad esempio quando prefigura che in quel momento di passaggio, in cui è spesso la paura a prevalere, può essere di grande consolazione il calore di un altro essere vivente:la morte, così oscura e minacciosa, può avere il volto di un proprio caro che si china e ti prende per mano. Le illustrazioni sfumate, dai colori pastello, accompagnano la delicatezza del racconto e danno il senso della provvisorietà del passaggio: sembrano a tratti raccontare un sogno. La Segré in un’intervista ha raccontato che da tempo avrebbe voluto affrontare questo grande tabù della letteratura d’infanzia, ma ha deciso di dare corpo a questa idea soltanto dopo essere venuta a conoscenza di questa straordinaria storia. Albo consigliato per bambini dai sei anni in su, quando in genere iniziano le domande esistenziali sulla vita e sulla morte.

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