Pannocchie da Nobel

Pannocchie da Nobel
Nel 1902 nasce una bambina, che viene chiamata Eleanor, ma i suoi genitori capiscono subito di aver sbagliato nome: alla neonata, infatti, si addice di più "Barbara", forte e carismatico come il carattere che dimostra già nei primi giorni di vita. Un piglio deciso che Barbara McClintock tira fuori in più occasioni della sua vita: durante le lezioni di matematica in cui contraddice il professore, ma anche quando inizia il college e si dedica allo studio della genetica (concentrato sull'analisi del mais, al tempo), ambiti estremamente competitivi e in cui l'inferiorità delle donne, per numero e considerazione, è netta. La scienziata, però, si farà strada schivando convinzioni e preconcetti della società e del pensiero scientifico, arrivando a fare scoperte straordinarie che la faranno diventare la prima donna a meritare il Premio Nobel per la Medicina senza doverlo dividere con un uomo.
La figura di Barbara McClintock viene tratteggiata con evidenza dalla penna di Cristiana Pulcinelli, che ce la presenta come una donna forte, testarda, vagamente asociale e fortemente indipendente. Ed è un ritratto che si inserisce in una collana molto caratterizzata, “Donne nella Scienza”, affinché soprattutto le ragazze trovino nei racconti su queste grandi donne “un modello in cui riconoscersi”. Ecco, diciamo che il modello qui è non convenzionale, e l'identificazione sarà un po' più complicata: Barbara McClintock da piccola non piangeva, non le mancavano i genitori né amava farsi abbracciare da loro, sfidava i professori trovando procedimenti matematici differenti da quelli insegnati, raramente cercava la compagnia di qualcuno; insomma, sembra un modello un po' strambo da seguire, di sicuro non troppo popolare, uno di quei personaggi molto intelligenti e leggermente ossessivi che vedi soltanto nei film. Ma l'eccentrica figura di questa scienziata ha un tocco che la rende indiscutibilmente uno stimolo per chiunque: Barbara non si arrende, segue quella che sente essere la sua vocazione, senza scendere a compromessi; lei, così razionale, sogna in grande perché è conscia delle sue capacità. In un'epoca in cui le donne portano capelli lunghi e gonne eleganti, Barbara decide di essere se stessa, anche se questo significa essere diversi e, per un po', essere snobbati. Certo, solo per un po'... Almeno finché non vince il Nobel.

 

 

 

 
 
 
 
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