Perché il cane ha il naso bagnato?

Perché il cane ha il naso bagnato?
Alba dei tempi. In cima a un'altura uno sconsolato Noè contempla lo scenario di devastazione che gli si apre di fronte. Pioggia e fulmini, enormi nuvoloni neri, fiumi in piena, alberi abbattuti: bisogna darsi da fare. Noè chiama a raccolta tutta la fauna del creato e prende il mare sull'Arca che ha costruito per ospitare una coppia di tutte le specie (lumache e ragni compresi). È un viaggio verso l'ignoto, complicato dal fatto che ogni giorno il povero patriarca deve provvedere ai bisogni di un esercito di animali totalmente dipendenti da lui. Ciononostante, la più celebre crociera della Storia si svolge senza intoppi di rilevo finché, un brutto giorno, in modo del tutto imprevedibile, si apre una piccola falla nello scafo dell'Arca. Tutto sembra perduto, ma il grande naso, nero e soffice, del suo cane, suggerisce al saggio Noè l'idea bislacca che salverà  la situazione e la vita sulla terra...
Pochi episodi biblici hanno la potenza e la forza suggestiva del racconto del Diluvio universale e dell'Arca di Noè, per quanto improbabile possa apparire. Da bambino il mio personale tarlo era la convivenza degli animali a bordo dell'imbarcazione. Ma non si sarebbero dovuti divorare a vicenda? E il cibo? E l'acqua? Erano liberi di scorrazzare per l'arca oppure vivevano rinchiusi come in uno zoo? Il norvegese Øyvind Torseter - recente finalista all'Astrid Lindgren Memorial Award 2014 (il nobel dell'illustrazione per l'infanzia) - su un testo dello scozzese Kenneth Steven, di Glasgow ma norvegese d'adozione, dà una lettura ironica e giocosa dell’episodio biblico mischiando il mito della genesi con una leggenda inventata di sana pianta all'origine della consistenza umidiccia del “tartufo” canino. Tra cervi che si improvvisano dj, interminabili partite a carte tra Noè e l'orso bianco, e coccodrilli ghiotti di yogurt, di possibili risposte agli interrogativi dei bambini ce n'è a bizzeffe. Il segno di Torseter, “riassuntivo” e dinamico, gioca con i dettagli ricorrendo al colore in modo apparentemente casuale per gli sfondi e alcuni riempimenti (giallo, ocra, rosa e verde... acqua). Ne escono pagine sempre movimentate, piene di gustosi particolari, con infinite possibilità di “lettura visiva”. Perché il cane ha il naso bagnato? è una divertente rilettura del Diluvio, con un'avvertenza: gli autori adottano un punto di vista ultra-laico, del Creatore, nel racconto, non c'è la minima traccia...
 

 

 

 
 
 
 
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