Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo - Il ladro di fulmini

Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo - Il ladro di fulmini
Il dodicenne Percy Jackson ha una diagnosi di sindrome da deficit di attenzione e iperattività e una situazione familiare per niente facile: è cresciuto con la madre Sally, una donna dolcissima rimasta orfana in tenerissima età, costretta ad arrangiarsi con i lavori più umili per mantenere se stessa e il figlio (il nostro Percy, avuto da un misterioso uomo in seguito "disperso in mare") e ora impantanata nel matrimonio con un laido panzone che puzza di aglio e gioca a carte tutto il giorno. E da quando è piccolo passa di scuola in scuola, di pagella orrenda in pagella orrenda e di disastro in disastro (tipo che per sbaglio a Saratoga ha sparato con un cannone della Guerra d'Indipendenza sullo scuolabus e in un acquario ha fatto cadere tutti i compagni di classe nella vasca degli squali). Ora frequenta la Yancy Academy, un college per 'ragazzi difficili' dello Stato di New York, ma non è che le cose vadano molto meglio. Durante una gita al Metropolitan Museum ne combina una delle sue litigando con una odiosa compagna di classe, ma quando la prof di Matematica redarguendolo si trasforma in un mostro dalle ali di pipistrello che lui riesce a uccidere quasi per caso con una spada, Percy va nel panico più assoluto. Subito dopo, tutti negano che quella prof sia mai esistita: hai le traveggole, Percy?! Eppure sembrava tutto così reale: è forse impazzito, allora? Origliando una strana conversazione tra il suo professore di Latino, Brunner, e il suo migliore amico, Grover, Percy capisce due cose, anzi tre: la prima è che lui ha qualcosa a che fare con le divinità della mitologia greca, la seconda è che Brunner e Grover sono stati incaricati da non so chi di proteggerlo a qualsiasi costo, e la terza che la sua vita è in grave, gravissimo pericolo...
La genesi della saga letteraria e cinematografica che sta terremotando le classifiche di tutto il mondo affonda le sue radici in una vicenda che più privata non si può: il professore statunitense di scuola media Rick Riordan si è trovato nei primi anni '90 a dover affrontare una diagnosi di sindrome da deficit di attenzione e iperattività e di dislessia per suo figlio Haley, appassionato di mitologia greca. Il ragazzino chiedeva continuamente che il padre gli raccontasse leggende di eroi e divinità, e quando Riordan ha esaurito il suo repertorio, gli ha chiesto il 'grande salto': inventare nuovi miti utilizzando il pantheon greco. Nasce così il dodicenne Percy Jackson, che attraversa gli Usa alla disperata ricerca delle saette di Zeus rubate che possono scatenare una apocalittica guerra tra dei. Perché non provare a pubblicare su libro la storia, visto che Haley l'aveva gradita moltissimo? Comincia così una lunga peregrinazione di editore in editore, e passano anni prima che il primo volume della saga di Percy Jakson raggiunga gli scaffali: da quel momento la storia è nota, ed è una storia di travolgente successo (non solo di vendite, sia chiaro: il libro si è aggiudicato un'infinità di premi, tra i quali lo School Library Journal Best Book 2005). Chissà perché, i due maggiori successi della narrativa per ragazzi degli ultimi decenni, e cioè la saga di Harry Potter e questa hanno dovuto faticare non poco per essere notate dagli addetti ai lavori: troppa distanza dai gusti dei nostri figli o miopia commerciale? Questione forse oziosa, ma che è difficile non porsi dopo la lettura di questo romanzo: frizzante, scanzonato (irresistibili i titoli dei capitoli), puro entertainment di qualità. L'idea di trasferire l'Olimpo e i suoi bizzosi abitanti negli Usa non è nuovissima (vedi alla voce Neil Gaiman), ma funziona alla grande, i personaggi sono sulla breccia da qualche migliaio di anni e quindi probabilmente male non devono essere, lo stile è di facile decodificazione ma non per questo piatto o banale... insomma, gli ingredienti del successo erano ben chiari, nero su bianco: li avrebbe visti persino Omero.

 

 

 

 
 
 
 
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