Peter Pan nei Giardini di Kensington

Peter Pan nei Giardini di Kensington
Peter è nato solo da sette giorni quando scavalca la finestra della sua cameretta guidato da un irresistibile impulso e volando con stile un po' incerto si dirige verso i Giardini di Kensington. D'altronde si sa, i neonati desiderano la fuga perché “essendo stati uccelli prima di essere uomini, naturalmente sono un po' selvatici nelle prime settimane e sentono un gran prurito alle spalle dove prima avevano le ali”. E quale luogo migliore in cui fuggire di quel magico parco popolato di strane creature? Ai Giardini di Kensington ti cadono profumati fiori di castagno nella tazza mentre bevi il tè, c'è il Palazzo della Neonata in cui vive una bambina circondata di bambole, c'è il Cimitero dei Cani, e dopo l'orario di chiusura ci sono minuscole fate che sciamano dappertutto indaffaratissime. Peter cerca di attaccare bottone con ogni creatura che incontra, ma ha l'impressione che tutti lo evitino. Così il neonato decide di recarsi sull'isoletta al centro del Serpentine, il canale che attraversa i Giardini: qui nessun umano approda mai e regnano incontrastati gli uccelli. Peter chiede udienza a Salomone Grac, il più saggio dei volatili del parco...
altIl Peter Pan che ha sedimentato nell'immaginario collettivo - quello dell'Isola che non c'è e di Capitan Uncino, per intenderci - è quello della pièce teatrale omonima del 1904 e soprattutto del romanzo Peter Pan and Wendy, del 1911. Ma prima di allora il controverso James Matthew Barrie aveva pubblicato altri due libri nei quali appariva il bizzarro bambino che si rifiuta di crescere e si ostina a vivere nella sorta di “interregno” fatato tra nascita e infanzia dove (e/o quando) le leggi del mondo cosiddetto reale non sono ancora del tutto valide e creature soprannaturali e spiriti della natura (da qui il nome Pan attribuito al renitente neonato) si muovono senza che gli adulti se ne avvedano. I due libri in questione erano l'inquietante L'uccellino bianco e questo Peter Pan nei Giardini di Kensington. Lo spunto per l'ambientazione e i personaggi venne a Barrie osservando George Llewelyn Davies, un bambino di 4 anni che amava incontrare tutti i giorni al parco con la scusa di accompagnare il cane a fare una passeggiata, e che anni dopo gli sarebbe stato affidato assieme ai quattro fratellini a seguito della prematura scomparsa del padre (e purtroppo sarebbe anche lui morto giovanissimo durante la I Guerra Mondiale, nella battaglia delle Fiandre). Il libro è una favola ricca di allegorie, che sa ibridare la satira e il gotico, il grottesco e l'aulico con quel gusto per gli enigmi e i simboli tipico dell'epoca in cui è stato scritto e pubblicato. Menzione a parte per le stupende illustrazioni di Arthur Rackham, che il grande formato del volume esalta (o dalle quali viene esaltato, più probabilmente): finalmente sono presenti tutte e 50 le tavole dipinte dal genio britannico e non solo le 16 della precedente edizione Stampa Alternativa. Giustizia è fatta. Anzi, bellezza è fatta.

 

 

 

 
 
 
 
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