Piccolo Re e Grande Re

Piccolo Re e Grande Re
In un remoto angolo del mondo (il Piccolo Regno), una nuova testa coronata fa il suo ingresso sulla scena. Si chiama Piero. Il suo trono è una panchina di legno, sulla sua testa poggia una ridicola corona di cartone, l'unico suddito, nonché miglior amico, è un dolce ciuchino grigio. Piero, tra l'altro, non sa che farsene del regno: è contento anche senza, gli basta quel che ha.  Nello stesso giorno è incoronato un Re di ben altra fatta. Ambizioso e guerrafondaio, a capo di un territorio smisurato (il Grande Regno), Vittorio è deciso a non fermarsi entro i confini delle sue terre. Vuole la gloria, gli onori e la fama che competono ad un grande sovrano capace di conquistare altri regni, anzi il mondo intero. Coincidenza vuole che, allorché Piero decide di mettersi in viaggio (accompagnato dal fido ciuchino) alla volta del Grande Regno per donare le sue terre al nuovo sovrano, quest’ultimo dia inizio alla campagna di annessioni proprio col Piccolo Regno. Fatalmente i due si incontrano a metà strada ma non riescono trovare un accordo: la spudorata prepotenza di Vittorio indispettisce perfino il mite Piero che non vuole più saperne di donare il suo regno. Per tutta risposta Vittorio lo fa catturare (assieme al fido ciuchino) dal suo possente esercito di cavalieri. La conquista ingloriosa del Piccolo Regno si rivela però un cattivo affare per le sue “imperiali” ambizioni. Non gli resta allora che tornare sui suoi passi, rilasciare il “regale collega” e restituire il maltolto. Ma non sarà facile come sembra...
In questa fiaba antimilitarista dominata dalle opposte personalità di due re bambini, si materializza l'eterno contrasto tra l'arroganza e la brama di potere che bruciano Vittorio (nomen omen) e la scelta  di chi come Piero rinuncia deliberatamente al potere che possiede, non soltanto perché non gli riconosce un valore in sé ma  perché in fondo lo considera perfino dannoso (“Questo regno è troppo grande per me”). A proposito di predestinazione, chissà se Nicola Cinquetti col nome scelto per il Piccolo Re avrà voluto riferirsi alla dolente figura del soldato bambino che nella Guerra di Piero di Fabrizio De Andrè paga con la vita un'analoga dimostrazione di “umanità”. Saggio è chi si fa bastare ciò che possiede, in ogni situazione. Nel corso del racconto, il desiderio di sopraffazione del Grande Re si scontra a più riprese con l'atteggiamento remissivo e pacifico del Piccolo Re e, a sorpresa, ne esce ineluttabilmente ridicolizzato. Non c'è pagina del racconto in cui non ne emerga la totale insensatezza. Su tutte la carica dei cinquemila cavalieri di Vittorio contro un bimbo inerme e il suo l'asinello, sullo sfondo di un banchetto che vende aranciata e wurstel... Nell'epilogo, paradossalmente sarà Piero a realizzare il sogno di potenza della sua nemesi, conquistando il mondo intero con la sua armata Brancaleone (un circo itinerante composto da cinque cavalli neri e un ciuchino travestito da leone). Daniella Vignoli illustra con la consueta leggerezza e ironia. Linee sinuose e insolite prospettive che travalicano i confini della pagina e un sottile gioco di anacronismi che proiettano la storia in una dimensione di significato realmente universale.

 

 

 
 
 
 
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