Pipì, lo scimmiottino color di rosa

Pipì, lo scimmiottino color di rosa

Nel bosco di Vattel’a pesca, fra i rami di un gigantesco albero, vive una famiglia di sette scimmiette: mamma, papà e cinque scimmiottini. Di questi cinque, il più piccolo è diverso da tutti i suoi fratelli: il suo pelo infatti non è scuro come la cioccolata, ma ha il colore delle rose maggesi. Per questo lo chiamano Pipì, che nel linguaggio delle scimmie vuol proprio dire “color di rosa”. Pipì è unico, vispo e intelligente e si comporta proprio come un bambino. Anzi, a dirla tutta, imita tutto quello che vede fare agli uomini, tanto che un giorno, vedendo un ragazzo fumare la pipa gliela ruba. E subito corre a casa per far vedere a tutta la sua famiglia quanto è bravo a fumare. “Bada Pipì”, gli dice suo padre, “a furia di scimmiottare gli uomini, un giorno o l’altro diventerai un uomo anche tu… e allora te ne pentirai amaramente, ma sarà troppo tardi!”. Pipì spaventato la getta via… ma in effetti quella pipa non gli porterà molta fortuna. Invero dopo averla rubata Pipì perde la sua magnifica coda. Come la perde? Vengono le lacrime agli occhi soltanto a pensarci…

Pipì, lo scimmiotto color di rosa fa parte della raccolta collodiana di racconti Storie allegre uscito per la prima volta a puntate nel 1887 sul “Giornale per i bambini”. Esattamente come la fiaba di Pinocchio che era stata pubblicata sulla stessa rivista a partire dal 1881 in 15 episodi. L’idea de Il battello a vapore di estrapolare uno solo racconto dell’antologia e renderlo un classico per l’infanzia è una scelta perspicace e brillante, perché dà finalmente rilievo alla produzione letteraria dimenticata di Collodi. Ci si potrebbe chiedere perché delle otto favole proprio la storia di Pipì lo scimmiotto. Beh, la risposta è semplice: Pipì è l’alter ego di Pinocchio e a livello letterario potremmo considerarlo il suo fratellino minore. Le due fiabe contengono rimandi intertestuali continui e i due personaggi principali si somigliano non poco: entrambi disubbidienti, dispettosi e un po’ incoscienti ma dal cuore puro. E non solo, vi sono richiami alla Fata turchina e ai temi cari all’autore, quali bugie e false promesse. Il linguaggio di Collodi è sempre vivace, divertente, pieno di espressioni tipicamente toscane. Forse a volte un po’ arcaico, ma ciò non toglie nulla al piacere della lettura. Inoltre l’edizione Il battello a vapore contiene note a margine che arricchiscono il testo e approfondiscono la narrazione, stimolando i bambini a fare domande. Insomma, se amiamo Pinocchio, non possiamo che amare Pipì. L’uno è il dorso e l’altro è il palmo della stessa mano: quella del geniale Collodi.

 

 


 

 

 

 

 
 
 
 

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