Preistorie di città

Preistorie di città
Arrivando a Duna quello che più colpisce è l’enorme fontana di sabbia, che per tutto il giorno lancia in aria un getto di granelli finissimi. Dello stesso materiale sono fatte tutte le case, le strade, i monumenti e le piazze, ma la cosa che sorprende più di tutte è che gli abitanti di questa città camminano portando in braccio una grossa pietra. Basta aspettare la prima raffica di vento per capirne il motivo. In quel passato lontano, nessuno aveva idea di cosa fosse una città. Per questo ad Angolia, se si cammina distrattamente, si finisce per calpestare il muro di casa di qualcuno, tracciato a terra con un bastone appuntito. A Nubilaria le torri sono altissime e imponenti e le strade sono talmente strette che è impossibile passarci in due senza calpestarsi. E quando un cittadino di questo incredibile posto ci viene incontro diventa sempre più basso, sempre più schiacciato a terra, per riacquistare l’imponente statura solo sulle terrazze che sfiorano le nuvole.

Seguito ideale di Piccole preistorie, anche in questo caso nell’intenzione dell’autore c’è il rimando al capolavoro calviniano Le città invisibili. Brevi racconti, impreziositi dalle illustrazioni in bianco e nero di Matteo Quarzo figlio di Guido, dalla cui fervida penna sono nati brevi testi, storie, favole, romanzi e scritti per il teatro con i quali spesso ha vinto premi prestigiosi. Messaggi per le nuove generazioni nascosti tra le righe da questo ex maestro sicuramente speciale che regala personaggi e ambientazioni di fantasia per raccontare qualcosa in più dell’essere umano e dei modi in cui decide di vivere. Sceglie un uomo preistorico senza nome come protagonista che si imbatte nel suo viaggiare in bizzarri tentativi di dare vita a città decisamente differenti da quelle che siamo abituati ad abitare, con ironia e una leggerezza decisamente calviniana.

 

 

 

 
 
 
 

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