Priscilla e Gurdulù - Lo sguardo sulle mani

Priscilla e Gurdulù

“Gurdulù è imprevedibile, più acerba e, dunque, più interessante, i suoi inciampi sono più curiosi... Priscilla è più veloce, ha meno immaginazione, si lascia comandare, esegue senza ribellarsi'”. Ma “la sinistra (Gurdulù), si dice, è maldestra, aggettivo che indica una pericolosa o dannosa imperizia, dunque malata e in qualche modo cattiva. […] Però non comanda e non è comandata. Non ha presunzione di verità, ma non si pone neanche il problema”. Così Gek Tessaro prende consapevolezza, nel disegnare, di una mano che ignorava completamente, la sinistra, Gurdulù. E mentre ci spiega come l'abbia educata, o si sia lasciato educare, insegnandole a fare, si torna all'infanzia e al sano processo di apprendimento attraverso l'errore: fare e rifare e poi ricominciare da capo. È da questo processo di apprendimento che prendono il via numerosi percorsi di educazione all'immagine attraverso le città e le loro diversità presunte che non emergono più: stare a Palermo e il giorno dopo a Bolzano senza accorgersi della differenza se non alzando gli occhi molto ma molto in alto (al di sopra delle stesse vetrine dei negozi che rendono indifferenziate vie, portici e piazze di ogni città e oltre i cartelloni giganti ritraenti anoressiche signorine). Poi si passa attraverso la figura umana scomposta in corpi, sguardi, facce...
Queste e molte altre cose compongono il percorso autobiografico di Gek Tessaro, utile a spiegare anche come è approdato al suo “teatro disegnato”, al suo disegnare parlato, fatto di segni che raccontano e si fanno ascoltare... L'autore è un singolare maestro d'arte che girando per il nostro paese fa laboratori per educare all'immagine e avviare i piccoli alla lettura. È anche un illustratore e un autore di libri per l’infanzia (molto premiato). Era un 'ex' bambino terribile che, leggendo le pagine del libro, sembra dovere la sua salvezza al saper disegnare bene, soprattutto i cavalli. Priscilla e Gurdulù è una sua creatura che spiega le sue creazioni e il suo rapporto con l'immagine, l'arte e il disegnare per raccontare. Oltre ad essere un libro autobiografico con un dvd allegato, è uno spettacolo che vede operative ben 10 dita su una lavagna luminosa; una lettura animata da mani capaci di guardare e di muoversi all'unisono giocando senza tradurre la realtà, ma “integrandola, arricchendola, dandole nuove fisionomie”. Perché: “la disciplina del disegnare con due mani è un gioco, come lo è pure disegnare al contrario. Nessuna tesi rivoluzionaria se non quella semplice di quanto giocando si possa imparare”. Un percorso quello di Tessaro, interessante, umile, stimolante che seppure non ricerca il bello è veramente comunicativo e davvero contagioso.

 

 

 

 
 
 
 
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