Pum! Pum!

Pum! Pum!
“C'era una volta un cacciatore d'orsi”. Anche se, a dirla tutta, non è che sia proprio un vero cacciatore d'orsi, perché non ne ha mai cacciato uno: da tempo, infatti, non si vedono più quei mammiferi. Gira voce che ne sia rimasto solo uno, così il cacciatore decide di andare a verificare. Lungo la strada fa pratica con gli animali che intercetta, in modo da arrivare preparato all'incontro con l'orso: e quindi ecco che PUM!PUM! contro il coniglio, la volpe, l'alce, PUM! PUM! Poi, all'improvviso, si trova davanti l'agognato mammifero, senza neanche una cartuccia. Mentre ricarica il fucile però inizia a pensare: può essere davvero un cacciatore d'orsi se non ne ha mai preso uno? E se anche prendesse questo, che è l'ultimo rimasto, potrebbe poi definirsi cacciatore d'orsi, non avendo più nulla da cacciare? Forse è meglio dedicarsi ad altri passatempi, per esempio guardare le nuvole disteso sul prato, “perché il cielo e le nuvole, quelli non finiscono mai”.
La casa editrice Zoolibri continua a regalarci albi illustrati basati su paradossi, spesso logici e linguistici, attorno a cui ruota tutta la storia e che costituiscono la chiave della loro riuscita. In questo caso, Davide Calì – autore spesso ironico e piacevolmente irriverente – basa tutto su un sillogismo di stampo quasi socratico: non è per rimorso o per mancanza di coraggio che il cacciatore non spara all'orso, ma per un processo logico, semplice e lineare, che lo porta a pensare che compiere quel gesto non aggiungerebbe niente al suo status, non lo renderebbe niente di più di ciò che è , anzi, lo priverebbe di un'identità definita. Meglio allora porgere l'occhio e la mente alle cose infinite, sulla cui presenza si può sempre contare.

 

 

 

 
 
 
 
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