Questa non è una baby-sitter

Questa non è una baby-sitter
Una lavatrice non è una macchina fotografica. Un cucchiaio non è un mestolo. Una scala non è una libreria. Allo stesso modo, la mamma di Mattia non è una baby-sitter. Ha le treccine, l’orecchino al naso e la pelle scura. Ma per il resto è uguale a tutte le mamme del mondo e come loro a volte è adorabile, ma altre volte è proprio insopportabile. Eppure all’uscita di scuola accade spesso che gli amici di Mattia si confondano e credano che Ashima sia solo la baby-sitter del loro compagno, che non sembra per nulla nero come la sua mamma, tutt’al più marroncino. Nascono così una serie di equivoci esilaranti…
Questa non è una baby-sitter è un libro semplice e dalle poche pretese, che in realtà nasconde un’infinità di temi complessi e delicati. La sfida dell’editore è stata, quindi, quella di parlare ai più piccoli con un linguaggio comprensibile e vicino alla loro esperienza, senza cadere nelle banalità che affliggono il genere. Basta sfogliare le poche pagine del libretto per capire come Gabriella Kuruvilla, di origine italo-indiana, sia riuscita pienamente nel suo intento. Usando parole semplici e quotidiane, racconta le difficoltà e i malintesi che si creano in una società sempre più multiculturale, ma in cui l’integrazione incontra spesso vari ostacoli. L’autrice scrive con ironia e leggerezza, scherzando su quelle discriminazioni in cui si cade più o meno ingenuamente. E così leggiamo la storia di questi bambini che tendono ad allontanare i diversi, da Ashima a Ginko, il compagno cinese (incredibile, ma tristemente realistica, la scena in cui Mattia prende per straniero il siciliano Salvatore). Eppure bastano poche parole per spiegare il colore della pelle, facile come mischiare tempere diverse: se al blu aggiungi il rosso ottieni il viola, se al papà bianco aggiungi una mamma marrone allora il risultato è un neonato color beige. E i bambini stanno al gioco, imparano e capiscono di essere tutti diversi, ma in fondo tutti uguali. Ad accompagnare il testo ci sono le belle immagini di Gabriella Giandelli che, con colori piatti e uniformi, con scenari al limite della bidimensionalità, gioca mischiando alle illustrazioni le nuvolette del fumetto e le tavole da sillabario. Con questo piccolo albo, dal formato quasi quadrato, Terre di mezzo continua la sua missione a favore dell’integrazione culturale, dando la parola a un’autrice straniera e stimolando riflessioni sociali. Ma soprattutto continua a promuovere testi di qualità: negli ultimi mesi ha dato alle stampe opere veramente importanti, dal successo internazionale Il ladro di polli, al bellissimo Il mio leone, per finire con La grande fabbrica delle parole, un libro dalle illustrazioni poetiche, che tutti dovrebbero leggere. Grandi e piccini, indiani o italiani.

 

 

 

 
 
 
 
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