Rachele, la rossa

Rachele, la rossa
È una notte senza stelle, ma una grande luna piena brilla in cielo e riflette la sua luce algida sulla fitta coltre di neve che nasconde valli, montagne… e il piccolo paesino affacciato sul lago. Solo una piccola figura si muove rapida e sicura nella notte, a rompere questo perfetto equilibrio. È una ragazza: dodici anni, pelle chiara, occhi di ghiaccio, una massa di lunghi capelli rossi… e un Problema. In una parola, Rachele. Corre rapida tra le case, s’inoltra decisa nel bosco e, rallentando in una camminata veloce, giunge in prossimità della riva ghiacciata, su cui presto inizia a scivolare e volteggiare leggera. Conosce perfettamente il lago: sa dove può spingersi senza sfidare la sorte e uno strato di ghiaccio troppo sottile per reggere il suo peso. Sa che se volesse l’acqua del lago l’accoglierebbe istantaneamente nel suo gelido silenzio; e per il momento, finché la situazione non diventa davvero ingestibile, questa consapevolezza le è sufficiente. Ma, certo, che il Preside Huber si presenti a casa sua a tarda sera senza essere atteso per parlare con i suoi genitori, per avvisarli del fatto che la situazione sta precipitando e gli studenti continuano ad abbandonare in massa la scuola per trasferirsi altrove, non l’aiuta a minimizzare. Anzi. Il Problema è ancora lì a perseguitarla, più pressante e fastidioso che mai?...
Elena Peduzzi ha mosso i primi passi come autrice di libri per ragazzi scrivendo insieme al più famoso Pierdomenico Baccalario I pesci volanti e Amaro dolce amore – editi da Fanucci – e il successivo Senso zero: primo lavoro a sua firma esclusiva, edito da Einaudi Ragazzi nella collana Carta bianca, proprio come il più recente Rachele la rossa. Carta bianca: ovvero la nuova collana di narrativa dedicata ai ragazzi tra i 12 e i 14 anni che si propone di pubblicare autori italiani e di trattare argomenti e generi diversi, ma sempre con un linguaggio molto immediato (il più simile possibile a quello dei giovani) e facilmente fruibile. Pregevole iniziativa. E infatti la lettura è scorrevole, rapida e piacevole. Un unico dubbio: l’argomento – discriminazioni e violenze che l’ignoranza porta a perpetrare in nome della più bieca superstizione – e lo scioglimento della narrazione (il suicidio della piccola Rachele, stanca di combattere l’ottusità dei suoi concittadini) non saranno forse un po’ "forti" per un pubblico così giovane, o i ragazzi di oggi, così disincantati e precoci, sono già dotati degli strumenti per digerire questi argomenti senza danni? Ai genitori, figlio per figlio, l'ardua sentenza.

 

 

 
 
 
 
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