Rico, Oscar e il Ladro Ombra

Rico, Oscar e il Ladro Ombra
Rico e Oscar, due bambini che più differenti fra di loro è difficile immaginarli; una Berlino in pieno agosto, calda e svuotata di vita; e un condominio. Rico (Enrico) è spilungone e smilzo, tipo strano con la consapevolezza di non essere, come dire, proprio un campione di intelligenza sopraffina, ma con un grande cuore coraggioso. Vive con la sua mamma che di notte lavora al "club", e lui passa così molte ore da solo o  in compagnia soprattutto della signora Dolci, la vicina del terzo piano con la quale trascorre le serate del sabato e della domenica a guardare film gialli spiluccando deliziose tartine. Oscar è invece piccoletto di età e statura, convinto al contrario di essere un fuoriclasse di ingegno, ma un po’ bloccato nelle sue mille e buffe fobie, come quella che lo fa girare sempre con un casco in testa per proteggersi dall’eventualità di possibili incidenti. Si incontrano un giorno, per caso, in un’assolata e vuota città estiva e diventano subito amici per la pelle. Un annoiatissimo Rico si ritrova per puro caso (un maccherone stantio trovato per terra) alle prese col mistero che sta angosciando la città, il ladro di bambini cui si riferisce il titolo del libro; ma il ragazzo tuttavia sfodera la sua intraprendenza e, con coraggio e intuito, finisce brillantemente per risolvere il caso.
Primo episodio di una trilogia, in Germania ha regalato grande successo e numerosi riconoscimenti al suo autore, Andreas Steinhöfel. Sono tante le lenti con le quali si può godere del libro: facendosi semplicemente catturare dalla fitta trama e dalla sua suspense, da vero giallo d’autore, oppure assaporando la divertente e accurata definizione dei personaggi, tutti molto azzeccati, a partire dai vari condomini, tipi un po’ particolari, fino proprio ai due protagonisti della storia. Ma c’è anche un’anima un po’ triste che sembra scorrere in tutto il libro, in quella condizione insolita e anomala dei due giovani amici, due piccole grandi solitudini che si incontrano e si riconoscono nella comune situazione di marginalità, due diversità che trovano una reciproca compensazione nelle doti di ciascuno. Steinhöfel riesce a guardare con occhio leggero e al tempo profondo uno spaccato che parla di disabilità, di deserto familiare, di isolamento, di rapimenti di bambini; descrive con grande delicatezza e ironia, grazie anche al contributo delle illustrazioni di Peter Schössow, quella che consideriamo "diversità", con il dolore e il sorriso che essa si porta dietro. Il mistero attorno cui ruota il libro in fin dei conti forse è anche un pretesto che permette di raccontare ai ragazzi una realtà difficile, in cui non sempre spiaggia e vacanze sono un diritto scontato per tutti. Un libro che fa sorridere e pensare, che arriva e riesce a toccare con dolcezza e allegria molte corde, ben al di là di quanto la trama vuole far credere a un primo e più facile livello di lettura.

 

 

 

 
 
 
 
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